| GIUSEPPE ADAMI, RENATO SIMONI / GIACOMO PUCCINI, FRANCO ALFANO |
OperaGlass Libretto |
Dramma Lirico in Tre Atti e Cinque Quadri
di
GIUSEPPE ADAMI e RENATO SIMONI
Musica di
GIACOMO PUCCINI
L'ultimo duetto e il Finale dell'Opera
sono stati completati da
F. ALFANO
PERSONAGGI [*]
LA PRINCIPESSA TURANDOT Soprano
L'IMPERATORE ALTOUM Tenore
TIMUR — Re tartaro spodestato Basso
IL PRINCIPE IGNOTO (Calaf) suo figlio Tenore
LIU — Giovine schiava Soprano
PING — Grande cancelliere Baritono
PANG — Gran Provveditore Tenore
PONG — Grande cuciniere Tenore
UN MANDARINO Baritono
IL PRINCIPINO DI PERSIA —
IL CARNEFICE —
Le Guardie Imperiali — I Servi del Boia — I Ragazzi — I Sacerdoti —
I Mandarini — I Dignitari — Gli Otto Sapienti — Le Ancelle di Turandot —
I Soldati — I Portabandieri — I Musici — Le Ombri dei Morti —
La Folla
— A Pekino — in tempo delle favole —
ATTO I
Le mura della grande Città Violetta: la Città Imperiale. Gli spalti
massicci chiudono quasi tutta la scena in semicerchia. Saltanto a destra
il giro è rotto da un grande loggiato tutto scolpito e intagliato a mostri,
a liocorni, a fenici, coi pilastri sorretti dal dorso di massicce tartarughe.
Ai piedi del loggiato, sostenuto da due archi, è un gong di sonorissimo
bronzo.
Sugli spalti sono piantati i pali che reggono i teschi dei giustiziati. A
sinistra e nel fondo, s'aprono nelle mura tre gigantesche porte. Quando si
apre il velario siamo nell'ora più sfolgorante del tramonto. Pekino, che va
digradando nelle lontananze, scintilla dorata.
Il piazzale è pieno di una pirroresca folla cinese, immobile, che ascolta
le parole di un Mandarino. Dalla sommità dello spalto, dove gli fanno ala
le guardie tartare rosse e nere, egli legge un tragico decreto.
MANDARINO Popolo di Pekino!
La legge è questa: Turandot, la Pura,
sposa sarà di chi, di sangue regio,
spieghi i tre enigmi ch'ella proporrà.
Ma chi affronta il cimento e vinto resta, 5
porga alla scure la superba testa.
Il Principe di Persia
avversa ebbe fortuna:
al sorger della luna,
per man del boia 10
muoia!
Il Mandarino si allontana e la folla rompe tumultuosamente la sua
immobilità.
LA FOLLA Muoia!
Sì! muoia!
Subito! [*]
Noi vogliamo il carnefice!
Al supplizio!
Al supplizio!
Pu-Tin-Pao! Pu-Tin-Pao!
Sei morto?
Dormi? [15*]
La tua spada!
I tuoi servi!
Presto!
Presto!
Se non appari, noi ti sveglieremo! [*]
Dal letto ti trarremo!
A viva forza!
Con le nostre mani!
e cercando d'invadere lo spalto
Alla Reggia!
— Alla reggia!
LE GUARDIE scaglandosi sulla folla e respingendola
Indietro, cani! 20
Nel tumulto molti cadono. È un confuso vociare di gente che arretra
impaurita.
Tra i caduti è il vecchio Timur. E la giovanetta Liù tenta inutilmente di
proteggerlo dall'urto della folla.
LA FOLLA Ahi!
Crudeli!
I miei bimbi!
O madre mia!
LE GUARDIE incalzando
Indietro, cani!
LA FOLLA Per il cielo!
Fermi!
LIÙ disperatamente
Il mio vecchio è caduto!
LE GUARDIE c. s. Indietro, cani!
LIÙ Chi mi aiuta a sorreggerlo?… Pietà!
E volge intorno lo sguardo supplichevole. D'improvviso un giovine accorre,
si piega sul vecchio, e prorompe in un grido.
IL PRINCIPE IGNOTO
Padre!… Mio padre!… Guardami!… 25
Ti ritrovo!… Non sogno!… [*]
Stringe a sè il caduto, e lo accarezza, mentre Liù, arretrando, esclama:
LIÙ Mio Signore!
IL PRINCIPE IGNOTO con crescente angoscia e commozione
Padre! Ascoltami!… Padre!… Sono io!…
Benedetto il dolor che ci divise [*]
per questa gioia che ci dona un Dio
pietoso! 30
TIMUR rinvenendo, apre gli occhi, fissa il suo salvatore, quasi non crede
alla realtà, gli grida:
O mio figlio! Tu! Vivo!
IL PRINCIPE IGNOTO con terrore Taci! Taci!
E, aiutato da Liù, trascinando Timur in disparte, sempre piegato su di lui,
con voce rotta, con carezze, con lagrime:
Chi usurpò la tua corona
me cerca te persegue!
Non c'è asilo per noi, padre, nel mondo!
TIMUR T'ho cercato, mio figlio, e t'ho creduto 35
morto!
IL PRINCIPE IGNOTO Io t'ho pianto, padre, e bacio queste
tue sante mani!…
TIMUR O figlio ritrovato!…
LA FOLLA che nel frattempo s'è raggruppata presso gli spalti, ora ha un
urlo di ebbrezza feroce.
Ecco i servi del boia!
— Muoia! Muoia!
Infatti sulla sommità delle mura, vestiti di luridi cenci insanguinati,
appariscono, grottescamente tragici, i servi del carnefice trascinando
l'enorme spada, che affilano su una immensa cote. Timur, sempre a terra, al
figlio curvo su lui, sommessamente dice:
TIMUR … Perduta la battaglia, vecchio re
senza regno e fuggente, 40
una voce sentii che mi diceva:
“Vien con me!” [*]
Era Liù…
IL PRINCIPE IGNOTO Sia benedetta!
TIMUR E via… [*]
notte e giorno! Io cadevo affranto… E lei
mi sollevava, mi asciugava il pianto, 45
mendicava per me…
IL PRINCIPE IGNOTO fissando la fanciulla, commosso
Liù… chi sei?
LIÙ Nulla sono… una schiava, mio Signore…
IL PRINCIPE IGNOTO
E perchè giovinetta, [*]
tanta angoscia hai diviso? 50
LIÙ con dolcezza estatica
Perchè un dì, nella Reggia, m'hai sorriso!
LA FOLLA aizzando i servi del boia
Gira la cote!
Gira!
Allora due servi, che han detersa la lama, la fanno passare e stridere
sulla cote che vertiginosamente gira. E sprizzano scintille, e il lavoro si
anima ferocemente accompagnata da un canto sguaiato cui la folla fa eco:
I SERVI DEL BOIA
Ungi! Arrota! Che la lama
guizzi, sprizzi fuoco e sangue!
Il lavoro mai non langue 55
dove regna Turandot!
LA FOLLA Dove regna Turandot!
I SERVI DEL BOIA
Dolci amanti, avanti, avanti!
Con gli uncini e coi coltelli
noi le vostre auguste pelli [60*]
siamo pronti a ricamar!
Bianca al pari della giada,
fredda come questa spada
è la bella Turandot!
LA FOLLA Dolci amanti, avanti, avanti! 65
I SERVI DEL BOIA
Chi quel gong percuoterà
apparire la vedrà,
i tre enigmi ascolterà… [*]
LA FOLLA E morrà!
I SERVI DEL BOIA sghignazzando
Gioia! gioia! 70
Quando rangola il gong gongola il boia!
Vano è l'amore se non c'è fortuna!
Gli enigmi sono tre, la morte è una!
LA FOLLA Gli enigmi sono tre, la morte è una!
I SERVI DEL BOIA
Ungi, arrota! Che la lama 75
guizzi, sprizzi fuoco e sangue!
Il lavoro mai non langue
dove regna Turandot!
LA FOLLA Dove regna Turandot!
E mentre i servi si allontanano per portare al carnefice la spada, la folla
si raggruppa qua e là, pittorescamente, sugli spalti e scruta con impazienza
feroce il cielo che a poco a poco s'è oscurato.
LA FOLLA Perchè tarda la luna?
Faccia pallida! 80
mostrati in cielo!
Presto, Vieni! Spunta,
o testa mozza!
Vieni, amante smunta
dei morti!
— O esangue!
— O taciturna!
— O squallida!
Come aspettano il tuo funereo, lume
i cimiteri!
e come a poco a poco un chiarore lunare si diffonde
Ecco… laggiù! Un barlume 85
dilaga in cielo la sua luce smorta!
TUTTI con un grido gioioso:
Pu-Tin-Pao! Pu-Tin-Pao! La luna è sorta!
L'oro degli sfondi s'è tramutato in un livido colore di argento.
La gelida bianchezza della luna si diffonde sugli spalti e sulla città.
Sulla porta delle mura appariscono le guardie vestite di lunghe tuniche nere.
Una lugubre nenia si diffonde. Il corteo si avanza, preceduto da una
schiera di ragazzi che cantano:
I RAGAZZI Là sui monti dell' Est
la cicogna cantò.
Ma l'april non rifiorì, 90
ma la neve non sgelò.
Dal deserto al mar — non odi tu
mille voci sospirar:
“Principessa, scendi a me!
Tutto fiorirà, 95
tutto splenderà!…”
S'avanzano i servi del boia, seguiti dai sacerdoti che recano le offerte
funebri. Poi i Mandarini e gli altri dignitari.
E finalmente, bellisimo, quasi infantile, appare il Principino di Persia.
Alla vista della vittima che procede smarrita, trasognata, il bianco collo
nudo, lo sguardo assente, la ferocia della folla si tramuta in un'
indicibile pietà.
Quando il Principino di Persia è in scena, appare, enorme, gigantesco,
tragico il carnefice, recando sulla spalla lo spadone immenso.
LA FOLLA O giovinetto!
Grazia!
Grazia!
Grazia!
— Com' è fermo il suo passo!
— Com' è dolce il suo volto!
— Ha negli occhi l'ebbrezza! 100
— Ha negli occhi la gioia!
— Pietà!
— Pietà di lui!
— Pietà!
— La grazia!
LA VOCE DEL PRINCIPE IGNOTO dominando la folla
Sì la grazia! La grazia!
LA FOLLA chiamando Principessa!
IL PRINCIPE IGNOTO
Ah! mostrati, o crudele! [*]
LA FOLLA c. s. Principessa!
IL PRINCIPE IGNOTO
Ah! ch'io ti veda! Ch'io ti maledica! [105*]
Ma il grido si spezza sulle sue labbra, perchè dall' alto della loggia
imperiale si mostro Turandot.
Un raggio di luna la illumina. La Principessa appare quasi incorporea, come
una visione.
Il suo atteggiamento dominatore e il suo sguardo altero fanno cessare per
incanto il tumulto.
La folla si prostra, faccia a terra.
In piedi rimangono soltanto il Principino di Persia, il carnefice, e il
Principe ignoto.
IL PRINCIPE IGNOTO estatico
O divina belezza! O sogno! O meraviglia!
E si copre il volto con le mani, abbacinato.
Un breve silenzio.
Turandot ha un gesto imperioso: è la condanna. Il carnefice piega il capo,
annuendo.
La lugubre nenia riprende. Il corteo si muove, sale le mura, sparisce oltre
gli spalti, e la folla lo segue.
I SACERDOTI BIANCHI DEL CORTEO
O gran Kung-tzè!
Che lo spirto del morente
giunga pura sino a te! [*]
Le loro voci si perdono. Turandot non c'è più.
Nella penombra del piazzale deserto, restano soli Timur, Liù, e il
Principe ignoto.
Il Principe è tuttora immobile, estatico come se la inattesa visione di
bellezza lo avvesse fatalmente inchiodato al suo destino.
Timur angosciamente gli si avvicina, lo richiama, lo scuote.
TIMUR Figlio! Che fai?
IL PRINCIPE IGNOTO Non senti? Il suo profumo 110
è nell'aria! è nell'anima!
TIMUR Ti perdi!
IL PRINCIPE IGNOTO
O divina bellezza, o sogno, o meraviglia!… [*]
Io soffro, padre! soffro!
TIMUR No! No! Stringiti a me!
Liù! Parlagli tu! Qui salvezza non c'è!
Prendi nella tua mano la sua mano! 115
LIÙ Signore! Andiam lontano!
TIMUR La vita c'è laggiù!
IL PRINCIPE IGNOTO
Questa è la vita, padre!
Svincolandosi si precipita verso il gong che risplende di una luce
misterioso, e grido:
Turandot!…
Ma al suo grido un altro grido lontano risponde:
Turandot!…
È l'ultima invocazione del principino di Persia morente. Poi un colpo sordo.
Poi, l'urlo della folla, rapido e violento come una vampata.
Il Principe Ignoto per un momento esita. Poi la sua ossessione lo riprende.
Il gong sfolgora sempre.
TIMUR Vuoi morire così?
IL PRINCIPE IGNOTO Vincere, padre, 120
gloriosamente, nella sua belezza!
E si slancia contro il gong. Ma d'improvviso fra lui e il disco luminoso
tre misteriose figure si frappongono. Sono Ping, Pang, Pong, tre maschere
grottesche, i tre ministri dell' Imperatore, e precisamente: il grande
Cancelliere, il gran Provveditore, il grande Cuciniere. Il Principe Ignoto
arretra, Timur e Liù si stringono insieme, paurosamente, nell'ombra.
Il gong s'è oscuro.
I MINISTRI incalzando e attorniando il Principe
— Fermo!
— Che fai?
— T'arresta!
— Chi sei? [*]
— Che vuoi?
— Va' via!
— Pazzo! La porta è questa
della gran beccheria! [125*]
— Qui si strozza!
— Si sgozza!
— Si trivella!
— Si spella!
— Si uncina e scapitozza!
— Si sega e si sbudella!
— Sollecito, precipite, 130
al tuo paese torna!
— Ti cerca là uno stipite [*]
per romperti le corna
— Ma qui no!
— Ma qui no!
— Ma qui no!
IL PRINCIPE IGNOTO con impeto
Lasciatemi passare! 135
I MINISTRI sbarrandogli il passo
— Qui tutti i cimiteri
sono occupati!
— Qui
bastano i pazzi indigeni,
non vogliamo più pazzi forestieri!
— O scappi, o il funeral per te s'appressa! 140
IL PRINCIPE IGNOTO con crescente vigore
Lasciatemi passare!
I MINISTRI con comica commiserazione — Per una Principessa!
— Peuh!… Che cos' è?
— Una femmina
con la corona in testa
e il manto con la frangia!
— Ma, se la spogli nuda 145
È carne!
— Carne cruda!
— Roba che non si mangia!
PING Lascia le donne! O prendi cento spose,
cento spose, che, in fondo,
la più sublime Turandot del mondo 150
ha una faccia — due braccia
e due gambe — sì — belle,
imperiali — sì — ma sempre quelle!
Con cento mogli, o sciocco,
avrai gambe a ribocco! 155
Duecento braccia!
E cento dolci petti [*]
sparsi per cento letti!…
E sghignazzano, stringendo sempre più da presso al Principe.
IL PRINCIPE IGNOTO con violenza
Lasciatemi passare!
Alcune fanciulle chiarovestite — le Ancelle di Turandot — si affacciano
alla balaustra della loggia imperiale, e bisbigliando ammoniscono:
LE ANCELLE DI TURANDOT
— Silenzio, olà!
— Laggiù chi parla?
— È l'ora
mollissima del sonno!
— Il sonno sfiora [160*]
gli occhi di Turandot!
— Si profuma di Lei l'oscurità!
I MINISTRI protestando contro le ancelle:
— Via di là!
— Via di là!
- Le femmine ciarliere
osan parlar così [165*]
al grande Cuciniere?
— Al gran Provveditore?
— Al grande Cancelliere?
A Ping?
A Pang?
A Pong?
E con improvvisa preoccupazione, perchè s'avvedono d'aver lasciato libero
per un momento il Principe:
— Attenti al gong!
— Attenti al gong! 170
Le ancelle sono sparite. Il Principe, assente, ripete:
IL PRINCIPE IGNOTO
Si profuma di lei l'oscurità!
I MINISTRI additandoselo l'un l'altro con un risata
— Guardalo, Pang!
— Guardalo, Ping!
— Guardalo, Pong!
— È insordito!
— Intontito!
— Allucinato!
TIMUR in disparte, a Liù
Più non ci ascolta, ahimè!
I MINISTRI decisi
Su! Parliamogli in tre! 175
E avvicinandosi al Principe, a voce bassa, quasi a ritmo di fiaba di bimbi,
cupamente, dicono insieme:
Notte senza un lumicino,
gola nero d'un camino,
son più chiare degli enigmi di Turandot!
Ferro, bronzo, muro, roccia,
l'ostinata tua capoccia, 180
son men duri degli enigmi di Turandot!
Dunque, va'! Saluta tutti!
Varca i monti, taglia i flutti,
sta' alla larga dagli enigmi di Turandot!
Il Principe non ha quasi più forza di reagire. Ma ecco richiami incerti,
non voci ma ombre di voci, si diffondono dall'oscurità degli spalti. E qua
e là, appena percettabili prima, poi, di mano in mano, più lividi e
fosforescenti, appariscono i fantasmi. Sono gli innamorati di Turandot che,
vinti nella tragica prova, hanno perduta la vita.
LE VOCI DELLE OMBRE
— Non indugiare!
— Se chiami, appare 185
quella che, estinti, ci fa sognare!
— Fa' ch'ella parli!
— Fa' che l'udiamo!
— Io l'amo!
— Io l'amo!
— Io l'amo!
E i fantasmi vaniscono.
IL PRINCIPE IGNOTO con un grido
No! No! io solo l'amo!
I MINISTRI sgambettandogli intorno
L'ami? Che cosa? Chi? 190
Turandot? Ah! Ah! Ah!
PING O ragazzo demente,
Turandot non esiste!
Non esiste che il Niente
nel qual ti annulli… 195
PANG e PONG — Tu!
— Turandot! con tutti quei citrulli
tuoi pari!
— L'uomo!…
— Il Dio!
— Io!…
— I popoli!…
— I sovrani…
— Pu-Tin-Pao!…
A TRE Non esiste che il Tao!
Non esiste che il Tao! [200*]
IL PRINCIPE IGNOTO sempre più travolto
O divina bellezza! O sogno! O meraviglia!
A me il trionfo! A me l'amore!
I MINISTRI Stolto!
— Ecco l'amore!
— Guarda! [*]
E tendono contemporaneamente l'indice verso la sommità degli spalti, dove
in questo momento appare il gigantesco carnefice che pianta sopra un'
antenna il capo mozzo del Principino di Persia:
A TRE Così la luna bacierà il tuo volto!
Allora, Timur, con impeto disperato, aggrappandosi al figlio, esclama:
TIMUR Crudele! Vuoi dunque ch'io solo, [205*]
ch'io solo trascini pel mondo
la mia disperata vecchiezza? [*]
Ma dunque non c'è voce umana
che smuova il tuo cuore feroce?
LIÙ avvicinandosi al Principe, supplicante, piangente:
Signore, ascolta! Deh! Signore, ascolta! 210
Liù non regge più!
Si spezza il cuore! Ahimè quanto cammino
col tuo nome nell'anima,
col nome tuo sulle labbra!
Ma se il tuo destino 215
doman, sarà deciso,
noi morrem sulla strada dell'esilio.
Ei perderà suo figlio…
io l'ombra d'un sorriso!…
Liù non regge più! [220*]
E si piega a terra, sfinita, singhiozzando.
IL PRINCIPE avvicinandosele, con commozione:
Non piangere, Liù!
Se in un lontano giorno,
io t'ho sorriso,
per quel sorriso, dolce mia fanciulla,
mi ascolta: il tuo Signore 225
sarà, domani, forse, solo al mondo…
Non lo lasciar… portalo via con te!
Dell' esilio addolcisci a lui le strade!
Questo… questo… o mia povera Liù,
al tuo piccolo cuore che non cade 230
chiede colui che non sorride più!
I Ministri, che s'erano appartati, ora si riavvicinano al Principe,
pregando, insistendo.
I MINISTRI Ah! per l'ultima volta! [*]
Vinci il fascino orribile!
La vita è tanto bella! [*]
TIMUR Abbi di me pietà! [*]
I MINISTRI Folle tu sei!
LIÙ supplicando Signore!
TIMUR Pietà! Pietà di me! [235*]
I MINISTRI Non perderti così!
IL PRINCIPE IGNOTO
Son io che domando pietà!
Nessuno, nessuno più ascolto!
Io vedo il suo fulgido volto!
La vedo! Mi chiama! Essa è là! 240
I MINISTRI a Timur
Su! Vecchio!
Su! portalo via! [*]
Trattieni quel pazzo furente!
TIMUR aggrappandosi al Principe
Non posso staccarmi da te! [*]
IL PRINCIPE IGNOTO
No! lasciami! Ho troppo sofferto!
La gloria mi aspetta! È laggiù! 245
Il tuo perdono, piangendo,
chiede colui che non sorride più!
I MINISTRI aiutando il vecchio e tentando con ogni sforzo a trascinar via
il Principe
Su! Un ultimo sforzo!
— Salviamolo! [*]
— Portiamolo via!
— Forza!
— Spingi!
— Già cede!
— Già cede!
— Già cede! 250
LIÙ Signore! Signore!
TIMUR Con me! [*]
I MINISTRI Trascinalo!
Afferralo!
Forza!
IL PRINCIPE IGNOTO divincolandosi con violenza
Forza umana non c'è! Forza divina [*]
che mi trattenga! Io seguo la mia sorte!
I MINISTRI — La morte!
— La morte!
— La morte! 255
VOCI MISTERIOSE e LONTANE
La fossa già
scaviam per te
che vuoi sfidar
l'amor!
Nel buio c'è 260
segnato ahimè
il tuo crudel
destin!
TIMUR–LIÙ disperatamente
È la morte! È la morte!
IL PRINCIPE IGNOTO No! La vita!
E fissando il loggiato della Reggia, travolta dalla sua estasi, come se
facesse un' offerta suprema, grida:
Io son tutto una febbre! 265
Io son tutto un delirio!
Ogni senso è un martirio
feroce!
Ogni fibra dell' anima ha una voce
che grida: Turandot! 270
Si precipita verso il gong. Afferra il martello. Batte, come forsennato tre
colpi, invocando:
Turandot! Turandot!… Turandot!
Liù e Timur si stringono insieme disperati. I tre ministri inorriditi
tendendo alte le braccia, fuggono, esclamando:
I MINISTRI E lasciamolo andare!
Inutile gridare
in sanscrito, in cinese, in lingua mongola!
Quando rangola il gong la morte gangola! 275
Il Principe è rimasto estatico ai piedi del gong.
ATTO II
QUADRO I
Appare un padiglione formata da una vasta tenda tutta stranamente decorata
da simboliche e fantastiche figure cinesi. La scena è in primissimo piano
ed ha tre aperture: una centrale e due laterali.
Ping fa capolino dal centro. E rivolgendosi prima a destra, poi a sinistra,
chiama i compagni. Essi entrano seguiti da tre servi che reggono ciascuna
una lanterna rossa, una lanterna verde e una lanterna gialla, che poi
depongono simmetricamente in mezzo alla scena sopra un tavolo bosso,
circondato da tre sgabelli. I servi quindi si ritirano nel fondo, dove
rimangono accovacciati.
PING Olà, Pang!
Olà, Pong!
e misteriosamente
Poiché il funesto gong
desta la Reggia e desta la città,
siam pronti ad ogni evento:
se lo straniero vince, per le nozze, 5
e, s'egli perde, pel seppellimento.
PONG gaiamente Io preparo le nozze!
PANG cupamente Ed io le esequie!
PONG Le rosse lanterne di festa!
PANG Le bianche lanterne di lutto! 10
PONG Gli incensi, le offerte…
PANG Gli incensi, le offerte…
PONG Monete di carta, dorate…
PANG Thè, zucchero, noci moscate!
PONG Un bel palanchino scarlatto! [15*]
PANG Il feretro, grande, ben fatto!
PONG I bonzi che cantano…
PANG bonzi che gemono… [*]
PONG–PANG E tutto quanto il resto,
secondo vuole il rito… 20
minuzioso, infinito!
PING tendendo alte le braccia
O Cina, o Cina,
che or sussulti e trasecoli
inquieta!
Come dormivi lieta, 25
gonfia dei tuoi settantamila secoli!
PONG Tutto andava secondo
l'antichissima regola del mondo…
PANG Poi nacque Turandot…
PING E sono anni che le nostre feste 30
si riducono a gioie come queste:
tre battute di gong, tre indovinelli, [*]
e giù teste!…
A TRE E giù teste!
Siedono tutt'e tre presso il piccolo tavolo sul quale i servi hanno deposto
dei rotoli. E di mano in mano che enumerano, sfogliano or l'uno or l'altro
volume.
PANG L'anno del Topo furon sei!
PONG L'anno del Cane, furon otto! 35
PING Nell'anno in corso,
il terribile anno della Tigre
siamo già al tredicesimo
con questo che va sotto. [*]
PANG Che lavoro!
PONG Che noia! 40
PING A che siamo mai ridotti?
A TRE A ministri del boia!
Lasciamo cadere i rotoli e si accasciano comicamente nostalgici.
PING assorto in una visione lontana
Ho una casa nell' Honan
con il suo laghetto blu
tutto cinto di bambù… 45
E sto qui a dissipare la mia vita,
a stillarmi il cervel sui libri sacri…
E potrei tornar laggiù
presso il mio laghetto blu
tutto cinto di bambù… 50
PONG Ho foreste, presso Tsiang,
che più belle non ce n'è,
e non hanno ombra per me!
PANG Ho un giardino, presso Kiù
che lasciai per venir qui 55
e che non rivedrò più!
PING E stiam qui a dissipar la nostra vita… [*]
a stillarci il cervel sul libri sacri…
PONG E potrei tornare a Tsiang…
PANG E potrei tornare a Kiù… 60
PING A godermi il lago blu
tutto cinto di bambù!
Si risollevano, e con gesto largo e sconfortato escalamano:
PONG O mondo, o mondo pieno
di pazzi innamorati!
PING Ne abbiam visto arrivar degli aspiranti! 65
PANG Oh! quanti!
PONG Quanti!
PANG Quanti!
PING Non ricordate il principe
regal di Samarcanda?
Fece la sua domanda!
E lei, con quale gioia, 70
gli mandò il boia!
VOCI INTERNE Ungi, arrota,
che la lama
guizzi, sprizzi
fuoco e sangue… 75
PONG E l'Indiano gemmato Sagarika,
con gli orecchini come campanelli?
Amore chiese, e fu decapitato!
PANG E il Musulmano? [*]
PONG E il prence dei Kirghisi?
A TRE Uccisi! Uccisi! 80
VOCI INTERNE Il lavoro mai non langue
dove regna Turandot!
PING E il tartaro, dall'arco di sei cubiti,
di ricche pelli cinto?
A TRE Estinto!
Estinto! 85
E decapita…
— E uccidi…
— Estingui…
— Ammazza…
Addio, amore!… Addio, razza…
Addio, stirpe divina!
E finisce la Cina!
Tornano a sedere. Solo Ping rimane in piedi, quasi a dar più valore alla
sua invocazione.
PING tendendo alte le braccia
O Tigre! O Tigre! O grande Marescialla 90
del Cielo! Fa' che giunga
la grande notte attesa,
la notte della resa!
Il talamo le voglio preparare!
PONG con gesto evidente
Sprimaccierò per lei le molli piume! 95
PANG come spargesse aromi
Io l'alcova le voglio profumare!
PING Gli sposi guiderò reggendo il lume!
Poi, tutti tre, in giardino,
canteremo d'amor fino al mattino, [*]
così: 100
A TRE Ping in piedi sullo sgabello, gli altri due seduti ai suoi piedi
Non v'è in Cina per nostra fortuna,
donna più che rinneghi l'amor!
Una sola ce n'era e quest' una
che fu ghiaccio, ora è vampa ed ardor!
Principessa, il tuo impero si stende 105
dal Tse-Kiang all'immenso Jang-Tsé!
Ma là, dentro alle soffici tende,
c'è uno sposo che impera su te!
Tu dei baci già senti l'aroma,
già sei doma, sei tutta languor!… 110
Gloria, gloria alla notte segreta
che il prodigio ora vede compir!
Alla gialla coperta di seta
testimone dei dolci sospir!
Nel giardini sussurran le rose [115*]
e tintinnan campanule d'or…
Si sospiran parole amorose,
di rugiada s'imperlano i fior!
Gloria, gloria al bel corpo discinto
che il mistero ignorato ora sa! 120
All'ebbrezza, all'amore che ha vinto,
e alla Cina la pace ridà!
Ma, dall'interno, il rumore della Reggia che si risveglia, richiami i Tre
Ministri alla triste realtà. E allora Ping, balzando a terra, escalama:
PING Noi si sogna! E il palazzo già formicola
di lanterne, di servi e di soldati!
Udite: trombe!
Udite: il gran tamburo 125
del Tempio Verde! E stridon le infinite
ciabatte di Pekino!
PONG fa un cenno ai tre servi che raccolgano le lanterne:
Altro che amore!
Altro che pace!
PANG Ha inizio
la ceremonia!
PING Andiamo
a goderci l'ennesimo supplizio. 130
Ed escoono rapidissimi.
ATTO II
QUADRO II
Appare il vasto piazzale della Reggia. Quasi al centro è un'enorme scalèa
di marmo, che si perde nella sommità fra archi traforati.
La scala è a tre larghi ripiani.
Numerosi servi collocano in ogni dove lanterne variopinte.
La folla, a poco a poco, invade la piazza.
Arrivano i Mandarini, colla veste azzurra e d'oro.
Sul sommo della scala, altissimi e pomposi si presentano gli otto sapienti.
Sono vecchi, quasi eguali, enormi e massicci. Il loro gesto è lentissimo e
simultaneo. Hanno ciascuno tre rotoli di seta sigillati in mano. Sono i
rotali che contengono la soluzione degli enigmi di Turandot.
LA FOLLA commentando l'arrivo dei vari dignitari
Gravi, enormi, venerandi,
col mister dei chiusi enigmi,
già s'avanzano i Sapienti.
Incensi cominciano a salire dai tripodi che sono sulla semmità della scala.
Tra gli incensi si fanno largo i tre ministri che indossano, ora, l'abito
gialla di cerimonia.
LA FOLLA — Ecco Ping!
— Ecco Pong!
— Ecco Pang!
Tra le nuvole degli aromi si vedono apparire gli stendardi gialli e bianchi
dell'Imperatore. Lentamente l'incenso dirada, e allora, sulla sommità della
scala appare, seduto sull'ampio trono d'avorio, l'Imperatore Altoum. È
vecchissimo, tutto bianco, venerabile, ieratico. Pare un dio che apparisca
di tra le nuvole. Tutta la folla si prosterna a terra in attitudine di
grande rispetto.
Il piazzale è avvolto in una calda luce.
Il Principe Ignoto è ai piedi della scala. Timur e Liù a sinistra, confusi
tra la folla.
L'IMPERATORE lento, con voce esile e lontana
Un giuramento atroce mi costringe 5
a tener fede a un fosco patto. E il santo
scettro, ch'io stringo, gronda
di sangue! Basta sangue!
Giovine, va'!
IL PRINCIPE IGNOTO con fermezza
Figlio del cielo, io chiedo 10
d'affrontare la prova!
L'IMPERATORE quasi supplichevole
Fa' ch'io possa morir senza portare
il peso della tua giovine vita!
IL PRINCIPE IGNOTO c. s.
Figlio del cielo! io chiedo
d'affrontare la prova! 15
L'IMPERATORE Non voler, non voler che s'empia ancora
d'orror la Reggia, il mondo!
IL PRINCIPE IGNOTO c. s.
Figlio del cielo! io chiedo
d'affrontare la prova!
L'IMPERATORE con ira, ma con grandiosità
Straniero ebbro di morte! E sia! Si compia 20
il tuo destino!
Alti squilli di tromba
LA FOLLA Diecimila anni al nostro Imperatore! [*]
Un chiaro corteo di donne appare dalla Reggia e si distende lungo la
scalèa: sono le Ancelle di Turandot.
Fra il generale silenzio, il Mandarino si avanza, Dice:
IL MANDARINO Popolo di Pekino!
La legge è questa: Turandot, la Pura,
sposa sarà di chi, di sangue regio, 25
spieghi i tre enigmi ch'ella proporrà.
Ma chi affronta il cimento e vinto resta
porga alla scure la superba testa!
Appena il Mandarino si è ritirato, s'avanza Turandot che va a porsi davanti
al trono.
Bellissima, impassibile, guarda con freddissimi occhi il Principe, il
quale, abbacinato sulle prime, a poco a poco riacquista il dominio di sè
stesso e la fissa con ardente volontà.
Timur e Liù non sanno staccare gli occhi e l'anima dal Principe. Fra un
solenne silenzio Turandot dice:
TURANDOT In questa Reggia, or son mill'anni e mille,
un grido disperato risuonò. 30
E quel grido, del fior della mia stirpe,
qui nell' anima mia si rifugiò!
Principessa Lo-u-ling,
Ava dolce e serena, che regnavi
nel tuo chiuso silenzio, in gioia pura, 35
e sfidasti inflessibile e sicura
l'aspro dominio, tu rivivi in me!
LA FOLLA sommessamente
Fu quando il Re dei Tartari
le sue sette bandiere radunò! [*]
TURANDOT Pure, nel tempo che ciascun ricorda, 40
fu sgomento e terrore e rombo d'armi!
Il Regno vinto! Il Regno vinto!
E Lo-u-ling, la mia Ava, trascinata
da un uomo, come te, straniero, via,
via nella notte atroce, 45
dove si spense la sua fresca voce!…
LA FOLLA mormora reverente:
Da secoli Ella dorme
nella sua tomba enorme!
TURANDOT O Principi che a lunghe carovane
da ogni parte del mondo 50
qui venite a tentar l'inutil sorte, [*]
io vendico su voi quella purezza,
io vendico quel grido e quella morte!
No! Mai nessun m'avrà!
L'orror di chi l'uccise 55
vivo nel cuor mi sta!
No! Mai nessun m'avrà!
Rinasce in me l'orgoglio
di tanta purità!
e minacciosa, al Principe:
Straniero! Non tentar la fortuna! 60
“Gli enigmi sono tre, la morte è una!”
IL PRINCIPE IGNOTO
No, Principessa, no! [*]
Gli enigmi sono tre, una è la vita!
LA FOLLA Al Principe straniero
offri la prova ardita, 65
o Turandot!
Squillano le trombe. Silenzio. Turandot proclama il primo enigma:
TURANDOT Straniero, ascolta! “Nella cupa notte
vola un fantasma iridescente. Sale,
dispiega l'ale
sulla nera, infinita umanità! 70
Tutto il mondo lo invoca,
tutto il mondo lo implora!
Ma il fantasma sparisce con l'aurora
per rinascer nel cuore!
Ed ogni notte nasce 75
ed ogni giorno muore!…
un breve silenzio.
IL PRINCIPE IGNOTO con improvvisa sicurezza
Sì! Rinasce! Rinasce! E in esultanza
mi porta via con sé, Turandot,
“La Speranza”
I SAPIENTI si alzano, e ritmicamente aprono insieme il primo rotolo.
La speranza!
La speranza!
La speranza!
Poi tornano, insieme, a sedere. Nella folla corre un mormorio di stupore,
subito represso dal gesto d'un dignitario.
TURANDOT gira gli occhi fierissimi. Ha un freddo riso. La sua altera
superiorità la riprende. Dice:
Sì! la speranza che delude sempre! 80
E allora, quasi per affascinare e stordire il Principe, scende rapida fino
a metà della scala. E di là propone il secondo enigma.
TURANDOT “Guizza al pari di fiamma, e non è fiamma!
È talvolta delirio! È tutta febbre!
Febbre d'impeto e ardore!
L'inerzia lo tramuta in un languore!
Se ti perdi o trapassi, si raffredda! 85
Se sogni la conquista, avvampa, avvampa!
Ha una voce che trepido tu ascolti,
e del tramonto il vivido bagliore!…
Il Principe esita. Lo sguardo di Turandot sembra smarrirlo. Egli cerca.
Egli non trova. La Principessa ha un' espressione di trionfo.
L'IMPERATORE Non perderti! Non perderti, straniero!
LA FOLLA È per la vita!
TIMUR disperatamente È per la vita! Parla! 90
LA FOLLA Non perderti, straniero!
LIÙ con un singhiozzo È per l'amore!
IL PRINCIPE IGNOTO perde ad un tratto la dolorosa atonìa del viso. E grida
a Turandot:
Sì, Principessa! Avvampa e insieme langue,
se tu mi guardi, nelle vene.
“Il Sangue!”…
I SAPIENTI c. s.
Il sangue!
Il sangue!
Il sangue!
LA FOLLA Coraggio, scioglitore degli enigmi! [95*]
Coraggio e vincerai la Principessa! [*]
TURANDOT raddrizzandosi come colpita da una frustata, urla alle guardie:
Percuotete quei vili!
E così dicendo corre giù dalla scala.
Il Principe cade in ginocchio.
Ed ella si china su di lui, e, ferocemente, martellando le sillabe, quasi
con la bocca sul viso di lui, dice il terzo enigma:
“Gelo che ti dà foco! E dal tuo foco
più gelo prende! Candida ed oscura!
Se libero ti vuol, ti fa più servo! 100
Se per servo t'accetta, ti fa re!”…
IL PRINCIPE IGNOTO non respira più. Non risponde più. Turandot è su di lui,
curva come sulla sua preda. E sogghigna:
TURANDOT Su, straniero! Ti sbianca la paura!
E ti senti perduto! Su, straniero,
il gelo che dà foco, che cos' è?
IL PRINCIPE IGNOTO desolato ha piegato la testa fra le mani. Ma è un
attimo. Un lampo di gioia lo illumina. Balza in piedi magnifico
d'alterigia e di forza. Esclama:
Ah! Non mi sfuggi! Non mi sfuggi più! [105*]
La mia vittoria ormai t'ha data a me!
Il mio fuoco ti sgela, o
“Turandot”.
Turandot vacilla, arretra, rimane immobile ai piedi della scala impietrita
dallo sdegno e dal dolore.
I SAPIENTI che hanno svolto il terzo rotolo, esclamano:
Turandot!
Turandot!
Turandot!
LA FOLLA con un grido
— Gloria!
— Gloria, o vincitore!
— Ti sorride la vita!
— Ti sorride l'amore!! 110
— Diecimila anni al nostro Imperatore! [*]
TURANDOT al primo grido s'è scossa. Risale affannosamente la scala.
È presso il trono dell' Imperatore. Prorompe:
Figlio del cielo! Padre augusto! No!
Non gettare tua figlia fra le braccia
dello straniero!
L'IMPERATORE solenne
È sacro il giuramento! 115
TURANDOT con impeto, con ribellione
No! Non dire! Tua figlia sola, è sacra! [*]
Non puoi donarmi a lui come una schiava
morente di vergogna!
Al Principe
Non guardarmi così!
Tu che irridi al mio orgoglio, 120
non guardarmi così!
Non sarò tua! Non voglio!
Mai nessun m'avrà!
L'IMPERATORE ergendosi in piedi
È sacro il giuramento!
LA FOLLA È sacro il giuramente!
— Ha vinto, Principessa! 125
— Offrì per te la vita!
— Sii premio al suo ardimento!
TURANDOT rivolta ancora al Principe, gli grida:
Mi vuoi tu cupa d'odio? [*]
Vuoi ch'io sia il tuo tormento?
Mi vuoi come una preda? 130
Vuoi ch'io sia trascinata
nelle tue braccia a forza
riluttante e fremente?…
IL PRINCIPE IGNOTO con impeto audacissimo
No, Principessa altera!
Ti voglio tutta ardente 135
d'amore!
LA FOLLA — O Audace!
— O Coraggioso!
— O forte!
IL PRINCIPE IGNOTO
Guarda! La mia vittoria [*]
la gitto ai piedi tuoi!
Ti libero dal patto, Principessa!… Lo vuoi? 140
Movimento di generale sorpresa, quasi di paura. Turandot si protende
pallidissima verso il Principe, che continua:
Tre enigmi m'hai proposto! Tre ne sciolsi!
Uno soltanto a te ne proporrò:
il mio nome non sai! Dimmi il mio nome
prima dell'alba, e all' alba io morirò!
Fra l'attesa più intensa Turandot piega il capo annuendo.
Allora il vecchio Imperatore si erge e con accorata commozione dice:
L'IMPERATORE Incauto e generoso! Come a un figlio [145*]
t'apro la Reggia mia!
Il cielo voglia che col primo sole
mio figliolo tu sia!
LA FOLLA — O generoso!
— O generoso!
— Vinci! [*]
— Ti sorrida la vita!
— Ti sorrida l'amore! 150
— Diecimila anni al nostro Imperatore!
La Corte si alza. Squillano le trombe. Ondeggiano le bandiere. Il Principe,
a testa alta, con passo sicuro, sale la scalea; mentre l'inno imperiale
erompe solenne, cantato da tutto il popolo:
LA FOLLA Ai tuoi piedi ci prostriamo,
Luce, Re di tutto il mondo!
Per la tua saggezza,
per la tua bontà, 155
ci doniamo a te,
lieti, in umiltà!
A te salga il nostro amore!
Diecimila anni al nostro Imperatore!
A te, erede di Hien Wang, 160
noi gridiam:
Diecimila anni al nostro Imperatore! [*]
Alte, alte le bandiere!
Gloria a te!
ATTO III
QUADRO I
Il giardino della Reggia, vastissimo, tutto rialzi ondulati, cespugli e
profili scuri di divinità in bronzo, lievemente illuminate dal basso in
alto dal riflesso degli incensieri.
A destra sorge un padiglione a cui si accede per cinque gradini, e limitato
da una tenda riccamente ricamata. Il padiglione è l'avancorpo l'uno del
palazzi della Reggia, dal lato delle stanze di Turandot.
* * *
È notte. Dalle estreme lontananze giungono voci di Araldi che girano
l'immensa città intimando il regole comando. Altre voci, vicine e lontane,
fanno eco.
* * *
Adagiato sui gradini del padiglione è il Principe. Nel grande silenzio
notturno egli ascolta i richiami degli Araldi, come se quasi più non vivesse
nella realtà.
LE VOCI DEGLI ARALDI
Così comanda Turandot:
“Questa notte nessun dorma in Pekino!”
VOCI LONTANE Nessun dorma!
Nessun dorma!
VOCI DI ARALDI “Pena la morte, il nome dell'Ignoto
sia rivelato prima del mattino!” 5
VOCI LONTANE Pena la morte!
Pena la morte!
VOCI DI ARALDI “Questa notte nessun dorma in Pekino!”
VOCI LONTANE Nessun dorma!
Nessun dorma!
L'eco delle voci e il suono dei gong si perdono nelle lontananze.
IL PRINCIPE IGNOTO
Nessun dorma!… Tu pure, o Principessa,
nella tua fredda stanza 10
guardi le stelle
che tremano d'amore e di speranza.
Ma il mio mistero è chiuso in me,
il nome mio nessun saprà!
Solo quando la luce splenderà, [15*]
sulla tua bocca lo dirò, fremente!…
Ed il mio bacio scioglierà il silenzio
che ti fa mia!…
VOCI DI DONNE misteriose e lontano
Il nome suo nessun saprà…
E noi dovremo, ahimè, morir!… 20
IL PRINCIPE IGNOTO
Dilegua, o notte!… Tramontate, o stelle!…
All'alba vincerò!…
VOCI DI DONNE sommesse e disperate Morir!…
Morir!… [*]
Ed ecco alcune ombre appariscono strisciando fra i cespugli: figure confuse
col buio della notte, che si fanno sempre più numerose e finiranno col
diventare una folla.
I tre ministri sono alla testa.
Ping si accosta al Principe, e dice:
PING Tu che guardi le stelle, abbassa gli occhi
su noi!
PANG La nostra vita è in tuo potere! [*]
PONG disperato La nostra vita!
PING Uddisti? il bando corre 25
per le vie di Pekino, e ad ogni porta
batte la morte e grida: il nome o sangue!
IL PRINCIPE IGNOTO ergendosi di contro a loro:
Che volete da me?
PING Di' tu, che vuoi!
È l'Amore che cerchi?
Ebbene: prendi!
E sospinge un gruppo di fanciulle bellissime, seminude, procaci, ai piedi
del Principe:
Guarda!… son belle tra i luccenti veli!… 30
e strappando i veli alle donne:
Più belle ignude!… [*]
PONG–PANG esaltandone le bellezze: Corpi flessuosi…
PING Tutte ebbrezze e promesse
d'amplessi prodigiosi!…
Le fanciulle, sospinte, cicondano il Principe, che con un movimento di
ribellione grida:
IL PRINCIPE IGNOTO
No!… No!…
PING incalzando
Che vuoi?… Ricchezze?…
Tutti i tesori a te! 35
Al suo cenno vengono portati davanti al Principe sacchi, cofani, canestri
ricolmi d'oro e di gemme. E i tre ministri fanno scintillare questi
splendori davanti agli occhi abbagliati del Principe.
PING Rompon la notte nera
queste fulgide gemme!
PONG — Fuochi azzurri!
PANG — Verdi splendori!
PONG — Pallidi giacinti!
PANG Le vampe rosse dei rubini!
PING — Sono
gocciole d'astri!
— Prendi! È tutto tuo! 40
IL PRINCIPE IGNOTO ribellandosi ancora
No! Nessuna ricchezza!
PING accostandosi a lui con crescente spasimo
Vuoi la gloria?
Noi ti farem fuggire, e avrai la gioia [*]
d'aver vinto, tu solo, Turandot!
PANG E andrai lontano…
PONG … con le stelle, verso
imperi favolosi!… 45
TUTTI Fuggi! Fuggi! tu sei salvo, [*]
e noi tutti ci salviamo!
IL PRINCIPE IGNOTO tendendo le braccia al cielo
Alba, vieni! Quest' incubo dissolvi!…
Allora i tre ministri si stringono intorno a lui disperatamente.
PING Straniero, tu non sai [*]
di che cosa è capace la Crudele! 50
Straniero, tu non sai
quali orrendi martiri la Cina inventi!…
PONG Se tu rimani e non ci sveli il nome,
noi siam perduti!
PANG L'Insonne non perdona! 55
Sarà martirio orrendo!
E l'uno dopo l'altro, lividi di terrore:
— I ferri aguzzi!
— L'irte ruote!
— Il caldo
morso delle tenaglie!
— La morte a sorso a sorso!
TUTTI Ah! non farci morire!… Abbi pietà!… 60
Ma il Principe escalama:
IL PRINCIPE IGNOTO
Inutili preghiere!
Inutili minacce!
Lei sola, voglio! Voglio Turandot! [*]
Allora la folla perde ogni ritegna, ed urla selvaggiamente attorniando
il Principe:
TUTTI — Non l'avrai!
— Non l'avrai!
— Non l'avrai più!
Morrai prima di noi, tu, maledetto! 65
— Tu, crudele!
— Spietato!
— Parla!
— Il nome!
Si tendono alti e minaccioso i pugnali verso il Principe, stretto nella
cerchia feroce e disperata. Ma d'un tratto s'odono grida tumultuose dal
giardino e tutti s'arrestano.
LE VOCI Eccolo il nome! È qua!
Un gruppo di sgherri trascina il vecchio Timur e Liù, logori, pesti,
affranti, insanguinati. La folla ammutolisce nell' ansia dell'attesa. Il
Principe si precipita, gridando:
IL PRINCIPE IGNOTO
Costor non sanno!… Ignorano il mio nome!…
Ma Ping, che riconosce i due, ebbro di gioia ribatte:
PING Sono il vecchio e la giovane
che iersera parlavano con te! 70
IL PRINCIPE IGNOTO
Lasciateli!
PING — Conoscono il segreto!
Agli sgherri:
Dove li avete colti?
GLI SGHERRI Mentre erravano là, presso le mura!
PING correndo al padiglione
Principessa!
LA FOLLA Principessa!
Principessa!
Turandot appare sul limite del padaglione.
Tutti si prostrernano a terra.
Solo Ping, avanzando con estrema umiltà, dice:
PING Principessa!… Divina!… Il nome ignoto
è chiuso in queste due bocche silenti!… 75
Ma abbiamo ferri per schiodar quei denti,
e uncini abbiamo per strappar quel nome!
Il principe che s'era dominato per non tradirsi, ora, a udir lo scherno
crudele e la minaccia, ha un movimento di impetuosa ribellione. Ma
Turandot lo ferma con uno sguardo pieno d'impero e d'ironia.
TURANDOT Sei pallido, o straniero!
IL PRINCIPE IGNOTO alteramente Il tuo sgomento
vede il pallor dell'alba sul mio volto!
Costor non mi conoscono!
TURANDOT Vedremo! 80
E rivolgendosi a Timur, con fermissimo comando:
Su! Parla, vecchio!
Attende sicura, quasi indifferente. Ma il vecchio tace. Intonito dal dolore,
scompigliata la sua veneranda canizie, pallido, lordo, pesto, guarda la
la Principessa muto con gli occhi sbarrati e un'espressione di supplica
disperata.
TURANDOT con furore, ai ministri Voglio ch'egli parli!
Timur è riafferrato, ma prima che il Principe abbia tempo di muoversi per
buttarsi avanti e defenderlo, Liù si avanza rapidamente verso Turandot
e le grida:
LIÙ Il nome che cercate
io sola lo conosco!
LA FOLLA con un grido di liberazione
La vita è salva! L'incubo svanì!
IL PRINCIPE IGNOTO con fiero rimprovero a Liù
Tu non sai nulla, schiava! 85
LIÙ Guarda il Principe con infinita tenerezza, poi volgendosi a Turandot:
… So il suo nome,
e suprema delizia
m'è tenerlo segreto
e possederlo io sola!
LA FOLLA che vede sfuggire la sua speranza, irrompe verso Liù, gridando:
— Sia legata!
— Sia straziata! 90
— Perchè parli!
— Perchè muoia!
IL PRINCIPE IGNOTO ponendosi davanti a Liù
Sconterete le sue lagrime!
Sconterete i suoi tormenti!
TURANDOT violenta, alle guardie
Tenetelo!
LIÙ con fermezza, al Principe Signor, non parlerò!
Il Principe è afferrato dagli sgherri e tenuto fermo, legato. Allora
Turandot riprende la sua attitudine ieratica, quasi assente, mentre Liù,
ghermita dai suoi torturatori, è caduta a terra in ginocchio.
PING curvo su di lei
Quel nome!
LIÙ dolcemente, pregando No!… 95
PING con furore
Quel nome!
LIÙ La tua serva
chiede perdono, ma obbedir non può!
A un cenno di Ping gli sgherri l'afferrano, le torcono le braccia. Liù
grida. Ed ecco Timur si scuote dal suo terribile silenzio.
TIMUR Perchè gridi?
IL PRINCIPE IGNOTO Lasciatela!
LIÙ No… no… Non grido più! Non mi fan male!
No, mio signore… No… Nessun mi tocca… 100
agli sgherri
Stringete… ma chiudetemi la bocca,
ch'ei non mi senta!
poi, sfibrata
Non resisto più!
LA FOLLA ferocemente
Parla! Il suo nome!
TURANDOT Sia lasciata!… Parla!
Liù è liberata.
LIÙ No!… Piuttosto morrò!
E cade accasciata presso i gradini del padiglione.
TURANDOT fissando Liù, quasi a scrutarne il mistero
Chi pose tanta forza nel tuo cuore? 105
LIÙ sollevando gli occhi pieni di tenerezza
Principessa, l'amore!… [*]
Tanto amore, segreto, inconfessato…
grande così che questi strazî sono
dolcezza a me, perchè ne faccio dono
al mio Signore… 110
Perchè, tacendo, io gli do il tuo amore…
Te, gli do, Principessa, e perdo tutto…
persino l'impossibile speranza!…
e rivolta agli sgherri
Legatemi! Straziatemi!
Tormenti e spasimi 115
date a me!
Saran per lui, l'offerta [*]
suprema del mio amore!
TURANDOT Che è rimasta per un momento turbata e affascinata dalle parole
di Liù, ora ordina ai ministri:
Strappatele il segreto!
PING Chiamate Pu-Tin-Pao!
IL PRINCIPE IGNOTO dibattendosi rabbiosamente
No, maledetto! 120
LA FOLLA con un urlo
— Il boia!
— Il boia!
— Il boia!
PING Sia messa alla tortura!
LA FOLLA selvaggiamente Alla tortura!
Sì! Il boia!
— Parli!
— Alla tortura!
— Il boia!
Ed ecco il gigantesco Pu-Tin-Pao con i suoi aiutanti appare nel fondo,
immobile e spaventoso.
Liù ha un grido disperato, s'aggira come pazza cercando, inutilmente, di
apririsi un varco, implorando, supplicando.
LIÙ — No!… No!… Più non resisto!…
Ho paura di me!… 125
Lasciatemi passare!…
LA FOLLA sbarrandole il passo Parla! Parla!
LIÙ disperatemente, correndo presso Turandot:
Sì!… Principessa!… Ascoltami!…
Tu che di gel sei cinta,
da tanta fiamma vinta,
l'amerai anche tu! 130
Prima di quest' aurora
io chiudo stanca gli occhi
perchè Egli vinca ancora…
Per non vederlo più!…
Strappa con mossa repentina dalla cintola di un soldato un acutissimo
pugnale e se lo pianta nel petto. Gira intorno gli occhi perduti, guarda
il Principe con dolcezza suprema, va, barcollando, presso di lui e gli
stramazza ai piedi, morta. [*]
IL PRINCIPE IGNOTO [*]
O mia piccola Liù!… 135
Si fa un grande silenzio, pieno di terrore.
Turandot fissa Liù stesa a terra; poi con gesto pieno di collera strappa
ad un aiutante del boia che le è vicino una verga e percuote con essa in
pieno viso il soldato che si è lasciato strappare il pugnale da Liù. Il
soldato si copre il volto e arretra tra la folla.
Il Principe è liberato.
Allora il vecchio Timur, come impazzito, si alza. Si accosta barcollando
alla piccola morta. Si inginocchia, dice:
TIMUR Liù!… Liù!…
sorgi!… È l'ora chiara
d'ogni risveglio…
Sorgi!… È l'alba, o mia Liù…
Apri gli occhi, colomba!… 140
C'è in tutti un senso di pietà, di turbamento, di rimorso.
Sul volto di Turandot passa una espressione di tormento. Se ne avvede Ping,
che va rudemente verso il vecchio per allontanarlo. Ma quando gli è vicino
la sua naturale crudeltà è vinta e la durezza del suo tono attenuata.
PING Alzati, vecchio! È morta!
TIMUR con un urlo
Delitto orrendo! E l'espieremo tutti!
L'anima offesa si vendicherà!
Allora un terrore superstizioso prende la folla: il terrore che quella
morta, divenuta spirito melefico perchè vittima di una ingiustizia, sia
tramutata, secondo la credenza popolare, in vampiro. E, mentre due ancelle
coprano il volto di Turandot con un velo bianco trapunto d'argento, la
folla, supplice, dice:
LA FOLLA Ombra dolente, non farci del male!
Ombra sdegnosa, perdona! perdona! 145
Con religiosa pietà il piccolo corpo viene sollevato, tra il rispetto
profondo della folla.
Il vecchio si avvicina, stringe teneramente una mano della morta e cammina
vicino a lei, dicendo:
TIMUR Liù!… bontà! Liù!… dolcezza!
Oh! camminiamo insieme un'altra volta
così, con la tua man nella mia mano…
Dove tu vai ben so…
ed io ti seguirò 150
per posare per sempre a te vicino [*]
nella gran notte che non ha mattino…
I tre ministri sono angosciati: s'è svegliata la loro vecchia umanità.
PING Ah! per la prima volta
al vedere la morte non sogghigno!
PANG toccandosi il petto
S'è svegliato qui dentro il vecchio ordigno, 155
il cuore, e mi tormenta!
PONG Quella fanciulla spenta
pesa sopra il mio cuor come un macigno!
Mentre tutti si avviano, la folla riprende:
LA FOLLA — Ombra dolente, non farci del male! [*]
— Ombra sdegnosa, perdona!… perdona!… 160
— Liù!… bontà…
— Liù!… dolcezza…
— Dormi!…
— Oblia!
— Liù!…
— Poesia!…
Le voci si vanno perdendo lontano.
Tutti, oramai, sono usciti.
Rimangono soli, l'uno di fronte all'altra, il Principe e Turandot. La
Principessa, rigida, statuaria sotto l'ampio velo, non ha un gesto, non un
movimento.
IL PRINCIPE IGNOTO
Principessa di morte!
Principessa di gelo! 165
Dal tuo tragico cielo
scendi giù sulla terra!
Ah! Solleva quel velo
guarda, guarda, o crudele,
quel purissimo sangue 170
che fu sparso per te!
E si precipita verso di lei, strappandole il velo.
TURANDOT con fermezza ieratica
Che mai osi, straniero!
Cosa umana non sono…
Son la figlia del cielo
libera e pura!… Tu [175*]
stringi il mio freddo velo,
ma l'anima è lassù!
IL PRINCIPE IGNOTO che è rimasto per un momento come affascinato,
indietreggia. Ma si domina. E con ardente audacia esclama:
La tua anima è in alto
ma il tuo corpo è vicino!
Con le mani brucianti 180
sfiorerò i lembi d'oro [*]
del tuo manto stellato!
La mia bocca fremente
premerò su di te!
E si precipita verso Turandot tendendo le braccia.
TURANDOT arretrando sconvolta, spaurita, disperatemente minacciosa:
Non profanarmi!
IL PRINCIPE IGNOTO perdutamente Ah!… Sentirti viva 185
TURANDOT Indietro!… Indietro!…
IL PRINCIPE IGNOTO Il gelo tuo è menzogna! [*]
TURANDOT No!… Mai nessun m'avrà!
Dell'Ava mia lo strazio
non si rinnoverà!
Non mi toccar, straniero!… È un sacrilegio! 190
IL PRINCIPE IGNOTO
Ma il bacio tuo mi dà l'Eternità! [*]
E in così dire, forte della coscienza del suo diritto e della sua passione,
rovescia nelle sue braccia Turandot, e freneticamente la bacia. Turandot —
sotto tanto impeto — non ha più resistenza, non ha più voce, non ha più
forza, non ha più volontà. Il contatto incredibile l'ha trasfigurata. Con
accento di supplica quasi infantile, mormora:
TURANDOT Che fai di me?… Che fai di me?… [*]
Qual brivido!… Perduta!…
Lasciami!… No!…
IL PRINCIPE IGNOTO Mio fiore!
mio fiore mattutino… Ti respiro… 195
I seni tuoi di giglio
tremano sul mio petto…
Già ti sento
mancare di dolcezza… tutta bianca
nel tuo manto d'argento… 200
TURANDOT con gli occhi velati di lagrime:
Come vincesti?
IL PRINCIPE IGNOTO con tenerezza estatica
Piangi?
TURANDOT rabbrividendo È l'alba! È l'alba!
e quasi senza voce
Turandot tramonta!…
IL PRINCIPE IGNOTO con enorme passione
È l'alba! È l'alba!… E amor nasce col sole!
Ed ecco nel silenzio dei giardini dove le ultime ombre già accennano a
dileguare, delle voci sommesse sorgono lievi e si diffondono quasi irreali.
LE VOCI L'alba!… L'alba!…
Luce! Vita! 205
Tutto è puro!
Tutto è santo!
Principessa,
che dolcezza
nel tuo pianto!… 210
. . . . . . . .
TURANDOT Ah! che nessun mi veda!…
e con rassegnata dolcezza
La mia gloria è finita!
IL PRINCIPE IGNOTO con impetuoso trasporto:
No, Principessa! No!… [*]
La tua gloria risplende
nell' incanto 215
del primo bacio,
del primo pianto!…
TURANDOT esaltata, travolta:
Del primo pianto… sì…
Stranier, quando sei giunto,
con angoscia ho sentito 220
il brivido fatale
di questo male
supremo!
Quanti ho visto sbiancare, [*]
quanti ho visto morire 225
per me!…
E li ho spregiati
ma ho temuto te!… [*]
C'era negli occhi tuoi [*]
la luce degli eroi, 230
la superba certezza,
e per quella t'ho odiato,
e per quella t'ho amato,
tormentata e divisa
fra due terrori uguali: 235
vincerti od esser vinta…
E vinta son!… Son vinta, [*]
più che dall'alta prova,
da questo fuoco [*]
terribile e soave, 240
da questa febbre che mi vien da te!
IL PRINCIPE IGNOTO
Sei mia!… Sei mia!…
TURANDOT Questo chiedevi…
ora lo sai! Più grande
vittoria non voler!
Non umiliarmi più!… [245*]
Di tanta gloria altero,
parti, straniero,
parti col tuo mistero!
IL PRINCIPE IGNOTO con caldissimo impeto
Il mio mistero?… Non ne ho più!… Sei mia!
Tu che tremi se ti sfioro, 250
tu che sbianchi se ti bacio,
puoi perdermi se vuoi!
Il mio nome e la vita insiem ti dono:
Io son Calaf il figlio di Timur!
TURANDOT alla rivelazione improvvisa e inattesa, come se d'un tratto la
sua anima fiera e orgogliosa si ridestasse ferocemente:
So il tuo nome!… Il tuo nome!… Arbitra sono [255*]
ormai del tuo destino!…
CALAF trasognato, in esaltazione ebbra
Che m'importa la vita!
È pur bella la morte!
TURANDOT con crescente febbrile impeto
Non più il grido del popolo!… Lo scherno!…
Non più umiliata e prona 260
la mia fronte ricinta di corona!…
So il tuo nome! il tuo nome!…
La mia gloria risplende!
CALAF La mia gloria è il tuo amplesso!
La mia vita il tuo bacio!… 265
TURANDOT Odi? Squillan le trombe!… È l'alba! È l'alba!
È l'ora della prova!
CALAF Non la temo!
Dolce morir così!…
TURANDOT Nel cielo è luce!
Tramontaron le stelle! È la vittoria!…
Il popolo s'addensa nella Reggia… 270
E so il tuo nome!… So il tuo nome!…
CALAF Il tuo
sarà l'ultimo mio grido d'amore!
TURANDOT ergendosi tutta, regalmente, dominatrice:
Tengo nella mia mano la tua vita!
Calaf!… Davanti al popolo, con me!…
Si avvia verso il fondo.
Squillano più alte le trombe. Il cielo ora è tutto soffuso di luce. Voci
sempre più vicine si diffondono.
LE VOCI O Divina! [275*]
Nella luce
mattutina
che dolcezza
si sprigiona
dai giardini 280
della Cina!…
La scena si dissolve.
ATTO III
QUADRO II
L'esterno del palazzo Imperiale, tutto bianco di marmi traforati, sui quali
i riflessi rosei dell'aurora s'accendano come fiori. Sopra un' alta scala
al centro della scena, l'Imperatore circondato dalla corte, dai dignitari,
dai sapienti, dai soldati.
Ai due lati del piazzale in vasto semicerchio, l'enorme folla acclama:
LA FOLLA Diecimila anni al nostro Imperatore! [*]
I tre ministri stendono a terra un manto d'oro mentre Turandot
ascende la scala.
D'un tratto è il silenzio.
E in quel silenzio la Principessa esclama:
TURANDOT Padre Augusto… Ora conosco il nome [*]
dello straniero…
e fissando Calaf che è ai piedi della scalèa, finalmente, vinta, mormora
quasi in un sospiro dolcissimo:
Il suo nome… è Amore!
CALAF con un grido folle
— Amore!… [5*]
E sale d'impeto la scala, e i due amanti si trovano avvinti in un
abbraccio, perdutamente, mentre la folla tende le braccia, getta
fiori, acclama gioiosamente.
LA FOLLA — O sole!
— Vita!
— Eternità!
— Luce del mondo è Amore…
— è Amor!
Il tuo nome, o Principessa, [*]
è Luce…
— È Primavera…
— Principessa!
— Gloria!
— Amor! [10*]
FINE
contributed by Richard S. Bogart