GIUSEPPE ADAMI, RENATO SIMONI /
GIACOMO PUCCINI, FRANCO ALFANO
OperaGlass Libretto


TURANDOT

                    Dramma Lirico in Tre Atti e Cinque Quadri
                                       di
                         GIUSEPPE ADAMI e RENATO SIMONI
                                    Musica di
                                GIACOMO PUCCINI
                      L'ultimo duetto e il Finale dell'Opera
                            sono stati completati da
                                  F. ALFANO




                                   PERSONAGGI                                [*]

LA PRINCIPESSA TURANDOT                                 Soprano
L'IMPERATORE ALTOUM                                     Tenore
TIMUR — Re tartaro spodestato                           Basso
IL PRINCIPE IGNOTO (Calaf) suo figlio                   Tenore
LIU — Giovine schiava                                   Soprano
PING — Grande cancelliere                               Baritono
PANG — Gran Provveditore                                Tenore
PONG — Grande cuciniere                                 Tenore
UN MANDARINO                                            Baritono
IL PRINCIPINO DI PERSIA                                 —
IL CARNEFICE                                            —

Le Guardie Imperiali  —  I Servi del Boia  —  I Ragazzi  —  I Sacerdoti   —
I Mandarini — I Dignitari —  Gli Otto Sapienti —  Le Ancelle di Turandot  —
I Soldati   —   I Portabandieri   —   I Musici  —   Le Ombri dei Morti    —
                                   La Folla

                       — A Pekino — in tempo delle favole —

                                     ATTO I

Le mura  della  grande  Città   Violetta:  la Città  Imperiale.  Gli spalti
massicci chiudono  quasi tutta la scena  in semicerchia.  Saltanto a destra
il giro è rotto da un grande loggiato tutto scolpito e intagliato a mostri,
a liocorni, a fenici, coi pilastri sorretti dal dorso di massicce tartarughe.

Ai piedi del loggiato,  sostenuto  da due archi,  è un gong  di sonorissimo
bronzo.

Sugli spalti  sono piantati i pali che reggono i teschi dei giustiziati.  A
sinistra e nel fondo, s'aprono nelle mura tre gigantesche porte.  Quando si
apre il velario siamo nell'ora più sfolgorante del tramonto. Pekino, che va
digradando nelle lontananze, scintilla dorata.

Il piazzale è pieno di una pirroresca folla cinese,  immobile,  che ascolta
le parole di un Mandarino.   Dalla sommità dello spalto, dove gli fanno ala
le guardie tartare rosse e nere, egli legge un tragico decreto.

MANDARINO       Popolo di Pekino!
                La legge è questa: Turandot, la Pura,
                sposa sarà di chi, di sangue regio,
                spieghi i tre enigmi ch'ella proporrà.
                Ma chi affronta il cimento e vinto resta,                      5
                porga alla scure la superba testa.
                Il Principe di Persia
                avversa ebbe fortuna:
                al sorger della luna,
                per man del boia                                              10
                muoia!

     Il Mandarino si allontana e la folla rompe tumultuosamente la sua
                                 immobilità.

LA FOLLA        Muoia!
                       Sì!  muoia!
                                    Subito!                                  [*]
                Noi vogliamo il carnefice!
                Al supplizio!
                              Al supplizio!
                Pu-Tin-Pao! Pu-Tin-Pao!
                                      Sei morto?
                                               Dormi?                      [15*]
                La tua spada!
                            I tuoi servi!
                                         Presto!
                                               Presto!
                Se non appari, noi ti sveglieremo!                           [*]
                Dal letto ti trarremo!
                A viva forza!
                            Con le nostre mani!

                        e cercando d'invadere lo spalto

                Alla Reggia!
                             — Alla reggia!

LE GUARDIE scaglandosi sulla folla e respingendola
                                             Indietro, cani!                  20

    Nel tumulto molti cadono. È un confuso vociare di gente che arretra
                                  impaurita.
Tra i caduti è il vecchio Timur.  E la giovanetta Liù  tenta inutilmente di
                     proteggerlo dall'urto della folla.

LA FOLLA        Ahi!
                     Crudeli!
                              I miei bimbi!
                                             O madre mia!

LE GUARDIE incalzando
                Indietro, cani!

LA FOLLA                        Per il cielo!
                                               Fermi! 

LIÙ disperatamente
                Il mio vecchio è caduto!

LE GUARDIE c. s.                        Indietro, cani!

LIÙ             Chi mi aiuta a sorreggerlo?…  Pietà!

E volge intorno lo sguardo supplichevole.  D'improvviso un giovine accorre,
              si piega sul vecchio, e prorompe in un grido.

IL PRINCIPE IGNOTO
                Padre!…  Mio padre!…  Guardami!…                              25
                Ti ritrovo!…  Non sogno!…                                    [*]

Stringe a sè il caduto, e lo accarezza, mentre Liù, arretrando, esclama:

LIÙ                                         Mio Signore!

IL PRINCIPE IGNOTO con crescente angoscia e commozione
                Padre! Ascoltami!… Padre!… Sono io!…
                Benedetto il dolor che ci divise                             [*]
                per questa gioia che ci dona un Dio
                pietoso!                                                      30

TIMUR   rinvenendo, apre gli occhi, fissa il suo salvatore, quasi non crede
                           alla realtà, gli grida:
                O mio figlio! Tu! Vivo!

IL PRINCIPE IGNOTO con terrore          Taci! Taci!

E, aiutato da Liù, trascinando Timur in disparte, sempre piegato su di lui,
               con voce rotta, con carezze, con lagrime:

                Chi usurpò la tua corona
                me cerca te persegue!
                Non c'è asilo per noi, padre, nel mondo!

TIMUR           T'ho cercato, mio figlio, e t'ho creduto                      35
                morto!

IL PRINCIPE IGNOTO      Io t'ho pianto, padre, e bacio queste
                tue sante mani!…

TIMUR                             O figlio ritrovato!…

LA FOLLA  che nel frattempo  s'è raggruppata  presso gli spalti,  ora ha un
                             urlo di ebbrezza feroce.
                Ecco i servi del boia!
                                         — Muoia! Muoia!

Infatti  sulla sommità  delle mura,  vestiti  di luridi cenci insanguinati,
appariscono,  grottescamente  tragici,  i servi  del carnefice  trascinando
l'enorme spada, che affilano su una immensa cote. Timur, sempre a terra, al
                    figlio curvo su lui, sommessamente dice:

TIMUR           … Perduta la battaglia, vecchio re
                senza regno e fuggente,                                       40
                una voce sentii che mi diceva:
                “Vien con me!”                                               [*]
                Era Liù…

IL PRINCIPE IGNOTO         Sia benedetta!

TIMUR                                      E via…                            [*]
                notte e giorno! Io cadevo affranto… E lei
                mi sollevava, mi asciugava il pianto,                         45
                mendicava per me…

IL PRINCIPE IGNOTO fissando la fanciulla, commosso
                Liù… chi sei?

LIÙ             Nulla sono… una schiava, mio Signore…

IL PRINCIPE IGNOTO
                E perchè giovinetta,                                         [*]
                tanta angoscia hai diviso?                                    50

LIÙ con dolcezza estatica
                Perchè un dì, nella Reggia, m'hai sorriso!

LA FOLLA aizzando i servi del boia
                Gira la cote!
                              Gira!

Allora  due servi,  che han detersa  la lama,  la fanno passare  e stridere
sulla cote che vertiginosamente gira. E sprizzano scintille, e il lavoro si
  anima ferocemente accompagnata da un canto sguaiato cui la folla fa eco:

I SERVI DEL BOIA
                Ungi! Arrota! Che la lama
                guizzi, sprizzi fuoco e sangue!
                Il lavoro mai non langue                                      55
                dove regna Turandot!

LA FOLLA        Dove regna Turandot!

I SERVI DEL BOIA
                Dolci amanti, avanti, avanti!
                Con gli uncini e coi coltelli
                noi le vostre auguste pelli                                [60*]
                siamo pronti a ricamar!

                Bianca al pari della giada,
                fredda come questa spada
                è la bella Turandot!

LA FOLLA        Dolci amanti, avanti, avanti!                                 65

I SERVI DEL BOIA
                Chi quel gong percuoterà
                apparire la vedrà,
                i tre enigmi ascolterà…                                      [*]

LA FOLLA        E morrà!

I SERVI DEL BOIA sghignazzando
                Gioia!   gioia!                                               70
                Quando rangola il gong gongola il boia!
                Vano è l'amore se non c'è fortuna!
                Gli enigmi sono tre, la morte è una!

LA FOLLA        Gli enigmi sono tre, la morte è una!

I SERVI DEL BOIA
                Ungi, arrota! Che la lama                                     75
                guizzi, sprizzi fuoco e sangue!
                Il lavoro mai non langue
                dove regna Turandot!

LA FOLLA        Dove regna Turandot!

E mentre i servi si allontanano per portare al carnefice la spada, la folla
si raggruppa qua e là, pittorescamente, sugli spalti e scruta con impazienza
             feroce il cielo che a poco a poco s'è oscurato.

LA FOLLA        Perchè tarda la luna?
                                      Faccia pallida!                         80
                mostrati in cielo!
                                   Presto,  Vieni! Spunta,
                o testa mozza!
                                 Vieni, amante smunta
                dei morti!
                     — O esangue!
                               — O taciturna!
                                           — O squallida!
                Come aspettano il tuo funereo, lume
                i cimiteri!
          e come a poco a poco un chiarore lunare si diffonde
                            Ecco… laggiù! Un barlume                          85
                dilaga in cielo la sua luce smorta!

TUTTI con un grido gioioso:
                Pu-Tin-Pao! Pu-Tin-Pao! La luna è sorta!

L'oro degli sfondi s'è tramutato in un livido colore di argento.
La gelida bianchezza della luna si diffonde sugli spalti e sulla città.

Sulla porta delle mura appariscono le guardie vestite di lunghe tuniche nere.

Una lugubre  nenia  si diffonde.   Il corteo  si avanza,  preceduto  da una
                       schiera di ragazzi che cantano:

I RAGAZZI       Là sui monti dell' Est
                la cicogna cantò.
                Ma l'april non rifiorì,                                       90
                ma la neve non sgelò.
                Dal deserto al mar — non odi tu
                mille voci sospirar:
                “Principessa, scendi a me!
                Tutto fiorirà,                                                95
                tutto splenderà!…”

S'avanzano  i servi del boia,  seguiti dai sacerdoti  che recano le offerte
             funebri. Poi i Mandarini e gli altri dignitari.

E finalmente,  bellisimo, quasi infantile,  appare il Principino di Persia.
Alla vista della vittima che procede smarrita,  trasognata, il bianco collo
nudo,  lo  sguardo  assente,  la  ferocia  della  folla  si tramuta  in un'
                               indicibile pietà.

Quando  il Principino di Persia  è in scena,  appare,  enorme,  gigantesco,
      tragico il carnefice, recando sulla spalla lo spadone immenso.

LA FOLLA        O giovinetto!
                              Grazia!
                                       Grazia!
                                                 Grazia!
                — Com' è fermo il suo passo!
                — Com' è dolce il suo volto!
                — Ha negli occhi l'ebbrezza!                                 100
                — Ha negli occhi la gioia!
                — Pietà!
                         — Pietà di lui!
                                         — Pietà!
                                                  — La grazia!

LA VOCE DEL PRINCIPE IGNOTO dominando la folla
                Sì la grazia! La grazia!

LA FOLLA chiamando                       Principessa!

IL PRINCIPE IGNOTO
                Ah! mostrati, o crudele!                                     [*]

LA FOLLA c. s.                        Principessa!

IL PRINCIPE IGNOTO
                Ah! ch'io ti veda! Ch'io ti maledica!                     [105*]

Ma il grido si spezza  sulle  sue labbra,  perchè  dall' alto  della loggia
                       imperiale si mostro Turandot.
Un raggio di luna la illumina. La Principessa appare quasi incorporea, come
                                 una visione.
Il suo atteggiamento dominatore  e il suo sguardo altero  fanno cessare per
                             incanto il tumulto.

                     La folla si prostra, faccia a terra.
In piedi  rimangono soltanto  il Principino di Persia,  il carnefice,  e il
                               Principe ignoto.

IL PRINCIPE IGNOTO estatico
                O divina belezza! O sogno! O meraviglia!

                 E si copre il volto con le mani, abbacinato.
                              Un breve silenzio.
Turandot ha un gesto imperioso: è la condanna.  Il carnefice piega il capo,
                                  annuendo.

La lugubre nenia riprende. Il corteo si muove, sale le mura, sparisce oltre
                      gli spalti, e la folla lo segue.

I SACERDOTI BIANCHI DEL CORTEO
                        O gran Kung-tzè!
                        Che lo spirto del morente
                        giunga pura sino a te!                               [*]

             Le loro voci si perdono. Turandot non c'è più.
Nella  penombra  del piazzale  deserto,  restano  soli  Timur,  Liù,  e  il
                              Principe ignoto.

Il Principe  è tuttora immobile,  estatico  come se  la inattesa visione di
          bellezza lo avvesse fatalmente inchiodato al suo destino.
        Timur angosciamente gli si avvicina, lo richiama, lo scuote.

TIMUR           Figlio! Che fai?

IL PRINCIPE IGNOTO              Non senti?  Il suo profumo                   110
                è nell'aria! è nell'anima!

TIMUR                                       Ti perdi!

IL PRINCIPE IGNOTO
                O divina bellezza, o sogno, o meraviglia!…                   [*]
                Io soffro, padre! soffro!

TIMUR                                     No! No! Stringiti a me!
                Liù! Parlagli tu! Qui salvezza non c'è!
                Prendi nella tua mano la sua mano!                           115

LIÙ             Signore! Andiam lontano!

TIMUR           La vita c'è laggiù!

IL PRINCIPE IGNOTO
                Questa è la vita, padre!

    Svincolandosi si precipita verso il gong che risplende di una luce
                             misterioso, e grido:

                Turandot!…

              Ma al suo grido un altro grido lontano risponde:

                            Turandot!…

È l'ultima invocazione del principino di Persia morente. Poi un colpo sordo.

       Poi, l'urlo della folla, rapido e violento come una vampata.

Il Principe Ignoto per un momento esita. Poi la sua ossessione lo riprende.
                           Il gong sfolgora sempre.

TIMUR           Vuoi morire così?

IL PRINCIPE IGNOTO                 Vincere, padre,                           120
                gloriosamente, nella sua belezza!

E si slancia contro il gong.   Ma d'improvviso  fra lui e il disco luminoso
tre misteriose figure si frappongono.  Sono Ping, Pang, Pong,  tre maschere
grottesche,  i  tre ministri  dell' Imperatore,  e precisamente:  il grande
Cancelliere, il gran Provveditore, il grande Cuciniere.  Il Principe Ignoto
   arretra, Timur e Liù si stringono insieme, paurosamente, nell'ombra.

                            Il gong s'è oscuro.

I MINISTRI incalzando e attorniando il Principe
                — Fermo!
                          — Che fai?
                                     — T'arresta!
                — Chi sei?                                                   [*]
                           — Che vuoi?
                                      — Va' via!
                — Pazzo! La porta è questa
                  della gran beccheria!                                   [125*]
                — Qui si strozza!
                                  — Si sgozza!
                — Si trivella!
                                — Si spella!
                — Si uncina e scapitozza!
                — Si sega e si sbudella!
                — Sollecito, precipite,                                      130
                  al tuo paese torna!
                — Ti cerca là uno stipite                                    [*]
                  per romperti le corna
                — Ma qui no!
                         — Ma qui no!
                                 — Ma qui no!

IL PRINCIPE IGNOTO con impeto
                Lasciatemi passare!                                          135

I MINISTRI sbarrandogli il passo
                — Qui tutti i cimiteri
                  sono occupati!
                                  — Qui
                  bastano i pazzi indigeni,
                  non vogliamo più pazzi forestieri!
                — O scappi, o il funeral per te s'appressa!                  140

IL PRINCIPE IGNOTO con crescente vigore
                Lasciatemi passare!

I MINISTRI con comica commiserazione   — Per una Principessa!
                — Peuh!… Che cos' è?
                                       — Una femmina
                  con la corona in testa
                  e il manto con la frangia!
                — Ma, se la spogli nuda                                      145
                  È carne!
                              — Carne cruda!
                — Roba che non si mangia!

PING            Lascia le donne! O prendi cento spose,
                cento spose, che, in fondo,
                la più sublime Turandot del mondo                            150
                ha una faccia — due braccia
                e due gambe — sì — belle,
                imperiali — sì — ma sempre quelle!
                Con cento mogli, o sciocco,
                avrai gambe a ribocco!                                       155
                Duecento braccia!
                                   E cento dolci petti                       [*]
                sparsi per cento letti!…

        E sghignazzano, stringendo sempre più da presso al Principe.

IL PRINCIPE IGNOTO con violenza
                Lasciatemi passare!

Alcune fanciulle chiarovestite  —  le Ancelle di Turandot  —  si affacciano
     alla balaustra della loggia imperiale, e bisbigliando ammoniscono:

LE ANCELLE DI TURANDOT
                — Silenzio, olà!
                             — Laggiù chi parla?
                                              — È l'ora
                  mollissima del sonno!
                                    — Il sonno sfiora                     [160*]
                  gli occhi di Turandot!
                — Si profuma di Lei l'oscurità!

I MINISTRI protestando contro le ancelle:
                — Via di là!
                             — Via di là!
                - Le femmine ciarliere
                  osan parlar così                                        [165*]
                  al grande Cuciniere?
                — Al gran Provveditore?
                — Al grande Cancelliere?
                  A Ping?
                            A Pang?
                                       A Pong?

E con improvvisa preoccupazione,  perchè s'avvedono  d'aver lasciato libero
                        per un momento il Principe:

                — Attenti al gong!
                                 — Attenti al gong!                          170

            Le ancelle sono sparite. Il Principe, assente, ripete:

IL PRINCIPE IGNOTO
                Si profuma di lei l'oscurità!

I MINISTRI additandoselo l'un l'altro con un risata
                — Guardalo, Pang!
                            — Guardalo, Ping!
                                        — Guardalo, Pong!
                — È insordito!
                              — Intontito!
                                        — Allucinato!

TIMUR in disparte, a Liù
                Più non ci ascolta, ahimè!

I MINISTRI decisi
                Su! Parliamogli in tre!                                      175

E avvicinandosi al Principe, a voce bassa, quasi a ritmo di fiaba di bimbi,
                         cupamente, dicono insieme:

                Notte senza un lumicino,
                gola nero d'un camino,
                son più chiare degli enigmi di Turandot!

                Ferro, bronzo, muro, roccia,
                l'ostinata tua capoccia,                                     180
                son men duri degli enigmi di Turandot!

                Dunque, va'! Saluta tutti!
                Varca i monti, taglia i flutti,
                sta' alla larga dagli enigmi di Turandot!

Il Principe  non ha quasi più forza di reagire.   Ma ecco richiami incerti,
non voci ma ombre di voci, si diffondono dall'oscurità degli spalti.  E qua
e là,  appena  percettabili  prima,  poi,  di  mano in mano,  più  lividi e
fosforescenti, appariscono i fantasmi. Sono gli innamorati di Turandot che,
              vinti nella tragica prova, hanno perduta la vita.

LE VOCI DELLE OMBRE
                — Non indugiare!
                                   — Se chiami, appare                       185
                  quella che, estinti, ci fa sognare!
                — Fa' ch'ella parli!
                                     — Fa' che l'udiamo!
                — Io l'amo!
                             — Io l'amo!
                                          — Io l'amo!

                           E i fantasmi vaniscono.

IL PRINCIPE IGNOTO con un grido
                No! No! io solo l'amo!

I MINISTRI sgambettandogli intorno
                L'ami?  Che cosa?  Chi?                                      190
                Turandot?  Ah! Ah! Ah!

PING            O ragazzo demente,
                Turandot non esiste!
                Non esiste che il Niente
                nel qual ti annulli…                                         195

PANG e PONG     — Tu!
                       — Turandot! con tutti quei citrulli
                  tuoi pari!
                              — L'uomo!…
                                             — Il Dio!
                — Io!…
                    — I popoli!…
                               — I sovrani…
                                         — Pu-Tin-Pao!…

A TRE           Non esiste che il Tao!
                Non esiste che il Tao!                                    [200*]

IL PRINCIPE IGNOTO sempre più travolto
                O divina bellezza! O sogno! O meraviglia!
                A me il trionfo! A me l'amore!

I MINISTRI                                      Stolto!
                — Ecco l'amore!
                                — Guarda!                                    [*]

E tendono contemporaneamente l'indice  verso la sommità degli spalti,  dove
in  questo momento  appare  il gigantesco  carnefice  che pianta  sopra un'
             antenna il capo mozzo del Principino di Persia:

A TRE           Così la luna bacierà il tuo volto!

Allora, Timur, con impeto disperato, aggrappandosi al figlio, esclama:

TIMUR           Crudele! Vuoi dunque ch'io solo,                          [205*]
                ch'io solo trascini pel mondo
                la mia disperata vecchiezza?                                 [*]
                Ma dunque non c'è voce umana
                che smuova il tuo cuore feroce?

LIÙ avvicinandosi al Principe, supplicante, piangente:
                Signore, ascolta!  Deh!  Signore, ascolta!                   210
                Liù non regge più!
                Si spezza il cuore!  Ahimè quanto cammino
                col tuo nome nell'anima,
                col nome tuo sulle labbra!
                Ma se il tuo destino                                         215
                doman, sarà deciso,
                noi morrem sulla strada dell'esilio.
                Ei perderà suo figlio…
                io l'ombra d'un sorriso!…
                Liù non regge più!                                        [220*]

               E si piega a terra, sfinita, singhiozzando.

IL PRINCIPE avvicinandosele, con commozione:
                Non piangere, Liù!
                Se in un lontano giorno,
                io t'ho sorriso,
                per quel sorriso, dolce mia fanciulla,
                mi ascolta: il tuo Signore                                   225
                sarà, domani, forse, solo al mondo…
                Non lo lasciar… portalo via con te!
                Dell' esilio addolcisci a lui le strade!
                Questo… questo… o mia povera Liù,
                al tuo piccolo cuore che non cade                            230
                chiede colui che non sorride più!

    I Ministri, che s'erano appartati, ora si riavvicinano al Principe,
                            pregando, insistendo.

I MINISTRI      Ah! per l'ultima volta!                                      [*]
                Vinci il fascino orribile!
                La vita è tanto bella!                                       [*]

TIMUR                                   Abbi di me pietà!                    [*]

I MINISTRI      Folle tu sei!

LIÙ supplicando             Signore!

TIMUR                              Pietà! Pietà di me!                    [235*]

I MINISTRI      Non perderti così!

IL PRINCIPE IGNOTO
                Son io che domando pietà!
                Nessuno, nessuno più ascolto!
                Io vedo il suo fulgido volto!
                La vedo! Mi chiama! Essa è là!                               240

I MINISTRI a Timur
                Su! Vecchio!
                             Su! portalo via!                                [*]
                Trattieni quel pazzo furente!

TIMUR aggrappandosi al Principe
                Non posso staccarmi da te!                                   [*]

IL PRINCIPE IGNOTO
                No! lasciami! Ho troppo sofferto!
                La gloria mi aspetta! È laggiù!                              245
                Il tuo perdono, piangendo,
                chiede colui che non sorride più!

I MINISTRI aiutando il vecchio e tentando con ogni sforzo a trascinar via
                                 il Principe
                Su! Un ultimo sforzo!
                                  — Salviamolo!                              [*]
                — Portiamolo via!
                               — Forza!
                                     — Spingi!
                — Già cede!
                          — Già cede!
                                    — Già cede!                              250

LIÙ             Signore!  Signore!

TIMUR                              Con me!                                   [*]

I MINISTRI      Trascinalo!
                            Afferralo!
                                        Forza!

IL PRINCIPE IGNOTO divincolandosi con violenza
                Forza umana non c'è! Forza divina                            [*]
                che mi trattenga! Io seguo la mia sorte!

I MINISTRI      — La morte!
                         — La morte!
                                  — La morte!                                255

VOCI MISTERIOSE e LONTANE
                         La fossa già
                         scaviam per te
                         che vuoi sfidar
                         l'amor!
                         Nel buio c'è                                        260
                         segnato ahimè
                         il tuo crudel
                         destin!

TIMUR–LIÙ disperatamente
                È la morte! È la morte!

IL PRINCIPE IGNOTO                       No! La vita!

E fissando il loggiato  della Reggia,  travolta  dalla sua estasi,  come se
                    facesse un' offerta suprema, grida:

                Io son tutto una febbre!                                     265
                Io son tutto un delirio!
                Ogni senso è un martirio
                feroce!
                Ogni fibra dell' anima ha una voce
                che grida: Turandot!                                         270

Si precipita verso il gong. Afferra il martello. Batte, come forsennato tre
                               colpi, invocando:

                    Turandot! Turandot!…  Turandot!

Liù e Timur  si stringono  insieme  disperati.   I tre ministri  inorriditi
              tendendo alte le braccia, fuggono, esclamando:

I MINISTRI      E lasciamolo andare!
                Inutile gridare
                in sanscrito, in cinese, in lingua mongola!
                Quando rangola il gong la morte gangola!                     275

              Il Principe è rimasto estatico ai piedi del gong.


                                    ATTO II
                                    QUADRO I

Appare un padiglione formata da una vasta tenda  tutta stranamente decorata
da simboliche e fantastiche figure cinesi.   La scena è in primissimo piano
ed ha tre aperture: una centrale e due laterali.
Ping fa capolino dal centro. E rivolgendosi prima a destra, poi a sinistra,
chiama i compagni.   Essi entrano seguiti da tre servi che reggono ciascuna
una lanterna  rossa,  una lanterna  verde  e una lanterna  gialla,  che poi
depongono  simmetricamente  in mezzo  alla  scena  sopra  un tavolo  bosso,
circondato  da tre sgabelli.   I servi  quindi si ritirano nel fondo,  dove
rimangono accovacciati.

PING              Olà, Pang!
                             Olà, Pong!
                            e misteriosamente
                  Poiché il funesto gong
                  desta la Reggia e desta la città,
                  siam pronti ad ogni evento:
                  se lo straniero vince, per le nozze,                         5
                  e, s'egli perde, pel seppellimento.

PONG gaiamente    Io preparo le nozze!

PANG cupamente    Ed io le esequie!

PONG              Le rosse lanterne di festa!

PANG              Le bianche lanterne di lutto!                               10

PONG              Gli incensi, le offerte…

PANG              Gli incensi, le offerte…

PONG              Monete di carta, dorate…

PANG              Thè, zucchero, noci moscate!

PONG              Un bel palanchino scarlatto!                             [15*]

PANG              Il feretro, grande, ben fatto!

PONG              I bonzi che cantano…

PANG                bonzi che gemono…                                        [*]

PONG–PANG       E tutto quanto il resto,
                secondo vuole il rito…                                        20
                minuzioso, infinito!

PING tendendo alte le braccia
                O Cina, o Cina,
                che or sussulti e trasecoli
                inquieta!
                Come dormivi lieta,                                           25
                gonfia dei tuoi settantamila secoli!

PONG            Tutto andava secondo
                l'antichissima regola del mondo…

PANG            Poi nacque Turandot…

PING            E sono anni che le nostre feste                               30
                si riducono a gioie come queste:
                tre battute di gong, tre indovinelli,                        [*]
                e giù teste!…

A TRE                           E giù teste!

Siedono tutt'e tre presso il piccolo tavolo sul quale i servi hanno deposto
dei rotoli.  E di mano in mano che enumerano, sfogliano or l'uno or l'altro
                                    volume.

PANG               L'anno del Topo furon sei!

PONG               L'anno del Cane, furon otto!                               35

PING               Nell'anno in corso,
                   il terribile anno della Tigre
                   siamo già al tredicesimo
                   con questo che va sotto.                                  [*]

PANG               Che lavoro!

PONG                            Che noia!                                     40

PING               A che siamo mai ridotti?

A TRE              A ministri del boia!

       Lasciamo cadere i rotoli e si accasciano comicamente nostalgici.

PING assorto in una visione lontana
                Ho una casa nell' Honan
                con il suo laghetto blu
                tutto cinto di bambù…                                         45
                E sto qui a dissipare la mia vita,
                a stillarmi il cervel sui libri sacri…
                E potrei tornar laggiù
                presso il mio laghetto blu
                tutto cinto di bambù…                                         50

PONG            Ho foreste, presso Tsiang,
                che più belle non ce n'è,
                e non hanno ombra per me!

PANG            Ho un giardino, presso Kiù
                che lasciai per venir qui                                     55
                e che non rivedrò più!

PING            E stiam qui a dissipar la nostra vita…                       [*]
                a stillarci il cervel sul libri sacri…

PONG            E potrei tornare a Tsiang…

PANG            E potrei tornare a Kiù…                                       60

PING            A godermi il lago blu
                tutto cinto di bambù!

         Si risollevano, e con gesto largo e sconfortato escalamano:

PONG            O mondo, o mondo pieno
                di pazzi innamorati!

PING            Ne abbiam visto arrivar degli aspiranti!                      65

PANG            Oh! quanti!

PONG                            Quanti!

PANG                                            Quanti!

PING            Non ricordate il principe
                regal di Samarcanda?
                Fece la sua domanda!
                E lei, con quale gioia,                                       70
                gli mandò il boia!

VOCI INTERNE        Ungi, arrota,
                    che la lama
                    guizzi, sprizzi
                    fuoco e sangue…                                           75

PONG            E l'Indiano gemmato Sagarika,
                con gli orecchini come campanelli?
                Amore chiese, e fu decapitato!

PANG            E il Musulmano?                                              [*]

PONG                            E il prence dei Kirghisi?

A TRE           Uccisi! Uccisi!                                               80

VOCI INTERNE    Il lavoro mai non langue
                dove regna Turandot!

PING            E il tartaro, dall'arco di sei cubiti,
                di ricche pelli cinto?

A TRE           Estinto!
                           Estinto!                                           85
                E decapita… 
                      — E uccidi…
                               — Estingui…
                                            — Ammazza…
                Addio, amore!…   Addio, razza…
                Addio, stirpe divina!
                E finisce la Cina!

Tornano a sedere.   Solo Ping rimane in piedi,  quasi a dar più valore alla
                               sua invocazione.

PING tendendo alte le braccia
                O Tigre! O Tigre! O grande Marescialla                        90
                del Cielo! Fa' che giunga
                la grande notte attesa,
                la notte della resa!
                Il talamo le voglio preparare!

PONG con gesto evidente
                Sprimaccierò per lei le molli piume!                          95

PANG come spargesse aromi
                Io l'alcova le voglio profumare!

PING            Gli sposi guiderò reggendo il lume!
                Poi, tutti tre, in giardino,
                canteremo d'amor fino al mattino,                            [*]
                così:                                                        100

A TRE Ping in piedi sullo sgabello, gli altri due seduti ai suoi piedi
                Non v'è in Cina per nostra fortuna,
                donna più che rinneghi l'amor!
                Una sola ce n'era e quest' una
                che fu ghiaccio, ora è vampa ed ardor!

                Principessa, il tuo impero si stende                         105
                dal Tse-Kiang all'immenso Jang-Tsé!
                Ma là, dentro alle soffici tende,
                c'è uno sposo che impera su te!

                Tu dei baci già senti l'aroma,
                già sei doma, sei tutta languor!…                            110

                Gloria, gloria alla notte segreta
                che il prodigio ora vede compir!
                Alla gialla coperta di seta
                testimone dei dolci sospir!

                Nel giardini sussurran le rose                            [115*]
                e tintinnan campanule d'or…
                Si sospiran parole amorose,
                di rugiada s'imperlano i fior!

                Gloria, gloria al bel corpo discinto
                che il mistero ignorato ora sa!                              120
                All'ebbrezza, all'amore che ha vinto,
                e alla Cina la pace ridà!

Ma, dall'interno,  il rumore della Reggia che si risveglia,  richiami i Tre
  Ministri alla triste realtà. E allora Ping, balzando a terra, escalama:

PING            Noi si sogna! E il palazzo già formicola
                di lanterne, di servi e di soldati!
                Udite: trombe!
                               Udite: il gran tamburo                        125
                del Tempio Verde! E stridon le infinite
                ciabatte di Pekino!

PONG fa un cenno ai tre servi che raccolgano le lanterne:
                                        Altro che amore!
                Altro che pace!

PANG                            Ha inizio
                la ceremonia!

PING                                    Andiamo
                a goderci l'ennesimo supplizio.                              130

                          Ed escoono rapidissimi.

                                    ATTO II
                                   QUADRO II

Appare il vasto piazzale della Reggia.  Quasi al centro  è un'enorme scalèa
di marmo, che si perde nella sommità fra archi traforati.
La scala è a tre larghi ripiani.
Numerosi servi collocano in ogni dove lanterne variopinte.
La folla, a poco a poco, invade la piazza.
Arrivano i Mandarini, colla veste azzurra e d'oro.
Sul sommo della scala, altissimi e pomposi si presentano gli otto sapienti.
Sono vecchi, quasi eguali, enormi e massicci.  Il loro gesto è lentissimo e
simultaneo.  Hanno ciascuno  tre rotoli di seta  sigillati in mano.  Sono i
rotali che contengono la soluzione degli enigmi di Turandot.

LA FOLLA commentando l'arrivo dei vari dignitari
                    Gravi, enormi, venerandi,
                    col mister dei chiusi enigmi,
                    già s'avanzano i Sapienti.

Incensi cominciano a salire dai tripodi che sono sulla semmità della scala.

Tra gli incensi si fanno largo i tre ministri che indossano,  ora,  l'abito
                              gialla di cerimonia.

LA FOLLA          — Ecco Ping!
                         — Ecco Pong!
                                     — Ecco Pang!

Tra le nuvole degli aromi si vedono apparire gli stendardi gialli e bianchi
dell'Imperatore. Lentamente l'incenso dirada, e allora, sulla sommità della
scala appare,  seduto  sull'ampio trono d'avorio,  l'Imperatore Altoum.   È
vecchissimo, tutto bianco, venerabile, ieratico.  Pare un dio che apparisca 
di  tra le nuvole.   Tutta la folla  si prosterna a terra  in attitudine di
                                grande rispetto.
                   Il piazzale è avvolto in una calda luce.
Il Principe Ignoto è ai piedi della scala.  Timur e Liù a sinistra, confusi
                                 tra la folla.

L'IMPERATORE lento, con voce esile e lontana
                Un giuramento atroce mi costringe                              5
                a tener fede a un fosco patto.  E il santo
                scettro, ch'io stringo, gronda
                di sangue!  Basta sangue!
                Giovine, va'!

IL PRINCIPE IGNOTO con fermezza
                Figlio del cielo, io chiedo                                   10
                d'affrontare la prova!

L'IMPERATORE quasi supplichevole
                Fa' ch'io possa morir senza portare
                il peso della tua giovine vita!

IL PRINCIPE IGNOTO c. s.
                Figlio del cielo! io chiedo
                d'affrontare la prova!                                        15

L'IMPERATORE    Non voler, non voler che s'empia ancora
                d'orror la Reggia, il mondo!

IL PRINCIPE IGNOTO c. s.
                Figlio del cielo! io chiedo
                d'affrontare la prova!

L'IMPERATORE con ira, ma con grandiosità
                Straniero ebbro di morte! E sia! Si compia                    20
                il tuo destino!

                           Alti squilli di tromba

LA FOLLA        Diecimila anni al nostro Imperatore!                         [*]

   Un chiaro corteo di donne appare dalla Reggia e si distende lungo la
                    scalèa: sono le Ancelle di Turandot.
            Fra il generale silenzio, il Mandarino si avanza, Dice:

IL MANDARINO    Popolo di Pekino!
                La legge è questa: Turandot, la Pura,
                sposa sarà di chi, di sangue regio,                           25
                spieghi i tre enigmi ch'ella proporrà.
                Ma chi affronta il cimento e vinto resta
                porga alla scure la superba testa!

Appena il Mandarino si è ritirato, s'avanza Turandot che va a porsi davanti
                                    al trono.
Bellissima,  impassibile,  guarda  con  freddissimi occhi  il Principe,  il
quale,  abbacinato sulle prime,  a poco a poco  riacquista il dominio di sè
                    stesso e la fissa con ardente volontà.

Timur e Liù  non sanno staccare  gli occhi e l'anima dal Principe.   Fra un
                       solenne silenzio Turandot dice:

TURANDOT        In questa Reggia, or son mill'anni e mille,
                un grido disperato risuonò.                                   30
                E quel grido, del fior della mia stirpe,
                qui nell' anima mia si rifugiò!

                Principessa Lo-u-ling,
                Ava dolce e serena, che regnavi
                nel tuo chiuso silenzio, in gioia pura,                       35
                e sfidasti inflessibile e sicura
                l'aspro dominio, tu rivivi in me!

LA FOLLA sommessamente
                Fu quando il Re dei Tartari
                le sue sette bandiere radunò!                                [*]

TURANDOT        Pure, nel tempo che ciascun ricorda,                          40
                fu sgomento e terrore e rombo d'armi!
                Il Regno vinto! Il Regno vinto!
                E Lo-u-ling, la mia Ava, trascinata
                da un uomo, come te, straniero, via,
                via nella notte atroce,                                       45
                dove si spense la sua fresca voce!…

LA FOLLA mormora reverente:
                Da secoli Ella dorme
                nella sua tomba enorme!

TURANDOT        O Principi che a lunghe carovane
                da ogni parte del mondo                                       50
                qui venite a tentar l'inutil sorte,                          [*]
                io vendico su voi quella purezza,
                io vendico quel grido e quella morte!

                No! Mai nessun m'avrà!
                L'orror di chi l'uccise                                       55
                vivo nel cuor mi sta!
                No! Mai nessun m'avrà!

                Rinasce in me l'orgoglio
                di tanta purità!
                      e minacciosa, al Principe:
                Straniero! Non tentar la fortuna!                             60
                “Gli enigmi sono tre, la morte è una!”

IL PRINCIPE IGNOTO
                No, Principessa, no!                                         [*]
                Gli enigmi sono tre, una è la vita!

LA FOLLA        Al Principe straniero
                offri la prova ardita,                                        65
                o Turandot!

    Squillano le trombe. Silenzio. Turandot proclama il primo enigma:

TURANDOT        Straniero, ascolta!  “Nella cupa notte
                vola un fantasma iridescente.  Sale,
                dispiega l'ale
                sulla nera, infinita umanità!                                 70
                Tutto il mondo lo invoca,
                tutto il mondo lo implora!
                Ma il fantasma sparisce con l'aurora
                per rinascer nel cuore!
                Ed ogni notte nasce                                           75
                ed ogni giorno muore!…
                            un breve silenzio.

IL PRINCIPE IGNOTO con improvvisa sicurezza
                Sì! Rinasce! Rinasce! E in esultanza
                mi porta via con sé, Turandot,
                                      “La Speranza”

I SAPIENTI si alzano, e ritmicamente aprono insieme il primo rotolo.
                La speranza!
                           La speranza!
                                      La speranza!

Poi tornano,  insieme, a sedere.  Nella folla corre un mormorio di stupore,
                 subito represso dal gesto d'un dignitario.

TURANDOT   gira gli occhi  fierissimi.   Ha un freddo riso.   La sua altera
                          superiorità la riprende. Dice:
                Sì! la speranza che delude sempre!                            80

E allora, quasi per affascinare e stordire il Principe,  scende rapida fino
           a metà della scala. E di là propone il secondo enigma.

TURANDOT        “Guizza al pari di fiamma, e non è fiamma!
                È talvolta delirio! È tutta febbre!
                Febbre d'impeto e ardore!
                L'inerzia lo tramuta in un languore!
                Se ti perdi o trapassi, si raffredda!                         85
                Se sogni la conquista, avvampa, avvampa!
                Ha una voce che trepido tu ascolti,
                e del tramonto il vivido bagliore!…

Il Principe esita.   Lo sguardo di Turandot sembra smarrirlo.   Egli cerca.
         Egli non trova. La Principessa ha un' espressione di trionfo.

L'IMPERATORE    Non perderti!   Non perderti, straniero!

LA FOLLA        È per la vita!

TIMUR disperatamente            È per la vita! Parla!                         90

LA FOLLA        Non perderti, straniero!

LIÙ con un singhiozzo                   È per l'amore!

IL PRINCIPE IGNOTO perde ad un tratto la dolorosa atonìa del viso.  E grida
                                  a Turandot:
                Sì, Principessa!   Avvampa e insieme langue,
                se tu mi guardi, nelle vene.
                                        “Il Sangue!”…

I SAPIENTI c. s.
                Il sangue!
                           Il sangue!
                                       Il sangue!

LA FOLLA        Coraggio, scioglitore degli enigmi!                        [95*]
                Coraggio e vincerai la Principessa!                          [*]

TURANDOT raddrizzandosi come colpita da una frustata, urla alle guardie:
                Percuotete quei vili!

                     E così dicendo corre giù dalla scala.
                       Il Principe cade in ginocchio.
Ed ella si china su di lui, e,  ferocemente,  martellando le sillabe, quasi
              con la bocca sul viso di lui, dice il terzo enigma:

                “Gelo che ti dà foco!  E dal tuo foco
                più gelo prende!   Candida ed oscura!
                Se libero ti vuol, ti fa più servo!                          100
                Se per servo t'accetta, ti fa re!”…

IL PRINCIPE IGNOTO non respira più.  Non risponde più. Turandot è su di lui,
                    curva come sulla sua preda. E sogghigna:

TURANDOT        Su, straniero!   Ti sbianca la paura!
                E ti senti perduto!   Su, straniero,
                il gelo che dà foco, che cos' è?

IL PRINCIPE IGNOTO   desolato  ha piegato  la testa  fra le mani.   Ma è un
      attimo.   Un lampo  di gioia  lo illumina.   Balza in piedi magnifico
                       d'alterigia e di forza. Esclama:
                Ah! Non mi sfuggi!   Non mi sfuggi più!                   [105*]
                La mia vittoria ormai t'ha data a me!
                Il mio fuoco ti sgela, o
                                       “Turandot”.

Turandot vacilla, arretra,  rimane immobile ai piedi della scala impietrita
                          dallo sdegno e dal dolore.

I SAPIENTI che hanno svolto il terzo rotolo, esclamano:
                Turandot!
                           Turandot!
                                      Turandot!

LA FOLLA con un grido
                — Gloria!
                          — Gloria, o vincitore!
                — Ti sorride la vita!
                                     — Ti sorride l'amore!!                  110
                — Diecimila anni al nostro Imperatore!                       [*]

TURANDOT al primo grido s'è scossa. Risale affannosamente la scala.
            È presso il trono dell' Imperatore. Prorompe:
                Figlio del cielo!   Padre augusto!   No!
                Non gettare tua figlia fra le braccia 
                dello straniero!

L'IMPERATORE solenne
                È sacro il giuramento!                                       115

TURANDOT con impeto, con ribellione
                No!  Non dire!  Tua figlia sola, è sacra!                    [*]
                Non puoi donarmi a lui come una schiava
                morente di vergogna!
                              Al Principe
                Non guardarmi così!
                Tu che irridi al mio orgoglio,                               120
                non guardarmi così!
                Non sarò tua!  Non voglio!
                Mai nessun m'avrà!

L'IMPERATORE ergendosi in piedi
                È sacro il giuramento!

LA FOLLA                                È sacro il giuramente!
                — Ha vinto, Principessa!                                     125
                — Offrì per te la vita!
                — Sii premio al suo ardimento!

TURANDOT rivolta ancora al Principe, gli grida:
                Mi vuoi tu cupa d'odio?                                      [*]
                Vuoi ch'io sia il tuo tormento?
                Mi vuoi come una preda?                                      130
                Vuoi ch'io sia trascinata
                nelle tue braccia a forza
                riluttante e fremente?…

IL PRINCIPE IGNOTO con impeto audacissimo
                No, Principessa altera!
                Ti voglio tutta ardente                                      135
                d'amore!

LA FOLLA        — O Audace!
                             — O Coraggioso!
                                              — O forte!

IL PRINCIPE IGNOTO
                Guarda!   La mia vittoria                                    [*]
                la gitto ai piedi tuoi!
                Ti libero dal patto, Principessa!…  Lo vuoi?                 140

Movimento  di  generale  sorpresa,  quasi  di paura.  Turandot  si protende
              pallidissima verso il Principe, che continua:

                Tre enigmi m'hai proposto!  Tre ne sciolsi!
                Uno soltanto a te ne proporrò:
                il mio nome non sai! Dimmi il mio nome
                prima dell'alba, e all' alba io morirò!

           Fra l'attesa più intensa Turandot piega il capo annuendo.
     Allora il vecchio Imperatore si erge e con accorata commozione dice:

L'IMPERATORE    Incauto e generoso!   Come a un figlio                    [145*]
                t'apro la Reggia mia!
                Il cielo voglia che col primo sole
                mio figliolo tu sia!

LA FOLLA        — O generoso!
                             — O generoso!
                                          — Vinci!                           [*]
                — Ti sorrida la vita!
                                      — Ti sorrida l'amore!                  150
                — Diecimila anni al nostro Imperatore!

La Corte si alza. Squillano le trombe. Ondeggiano le bandiere. Il Principe, 
a testa alta,  con passo sicuro,  sale la scalea;   mentre l'inno imperiale
               erompe solenne, cantato da tutto il popolo:

LA FOLLA        Ai tuoi piedi ci prostriamo,
                Luce, Re di tutto il mondo!
                Per la tua saggezza,
                per la tua bontà,                                            155
                ci doniamo a te,
                lieti, in umiltà!

                A te salga il nostro amore!
                Diecimila anni al nostro Imperatore!

                A te, erede di Hien Wang,                                    160
                noi gridiam:
                Diecimila anni al nostro Imperatore!                         [*]
                Alte, alte le bandiere!
                Gloria a te!

                                   ATTO III
                                   QUADRO I

Il giardino  della Reggia,  vastissimo,  tutto rialzi ondulati,  cespugli e
profili  scuri di divinità in bronzo,  lievemente  illuminate dal basso  in
alto dal riflesso degli incensieri.

A destra sorge un padiglione a cui si accede per cinque gradini, e limitato
da una tenda  riccamente ricamata.   Il padiglione  è l'avancorpo l'uno del
palazzi della Reggia, dal lato delle stanze di Turandot.

                                   *  *  *

È notte.   Dalle  estreme  lontananze  giungono  voci di Araldi  che girano
l'immensa città intimando il regole comando.  Altre voci, vicine e lontane,
fanno eco.

                                   *  *  *

Adagiato  sui gradini  del padiglione  è il Principe.    Nel grande silenzio
notturno egli ascolta i richiami degli Araldi, come se quasi più non vivesse
nella realtà.

LE VOCI DEGLI ARALDI
                Così comanda Turandot:
                “Questa notte nessun dorma in Pekino!”

VOCI LONTANE    Nessun dorma!
                              Nessun dorma!

VOCI DI ARALDI  “Pena la morte, il nome dell'Ignoto
                sia rivelato prima del mattino!”                               5

VOCI LONTANE    Pena la morte!
                               Pena la morte!

VOCI DI ARALDI  “Questa notte nessun dorma in Pekino!”

VOCI LONTANE    Nessun dorma!
                              Nessun dorma!

L'eco delle voci e il suono dei gong si perdono nelle lontananze.

IL PRINCIPE IGNOTO
                Nessun dorma!… Tu pure, o Principessa,
                nella tua fredda stanza                                       10
                guardi le stelle
                che tremano d'amore e di speranza.

                Ma il mio mistero è chiuso in me,
                il nome mio nessun saprà!
                Solo quando la luce splenderà,                             [15*]
                sulla tua bocca lo dirò, fremente!…
                Ed il mio bacio scioglierà il silenzio
                che ti fa mia!…

VOCI DI DONNE misteriose e lontano
                    Il nome suo nessun saprà…
                    E noi dovremo, ahimè, morir!…                             20

IL PRINCIPE IGNOTO
                Dilegua, o notte!…  Tramontate, o stelle!…
                All'alba vincerò!…

VOCI DI DONNE sommesse e disperate     Morir!…
                                                 Morir!…                     [*]

Ed ecco alcune ombre appariscono strisciando fra i cespugli: figure confuse
col buio  della notte,  che si fanno  sempre più numerose  e finiranno  col
                           diventare una folla.
                    I tre ministri sono alla testa.
                  Ping si accosta al Principe, e dice:

PING            Tu che guardi le stelle, abbassa gli occhi
                su noi!

PANG                    La nostra vita è in tuo potere!                      [*]

PONG disperato   La nostra vita!

PING                               Uddisti? il bando corre                    25
                per le vie di Pekino, e ad ogni porta
                batte la morte e grida: il nome o sangue!

IL PRINCIPE IGNOTO ergendosi di contro a loro:
                Che volete da me?

PING                               Di' tu, che vuoi!
                È l'Amore che cerchi?
                                      Ebbene: prendi!
E sospinge un gruppo di fanciulle bellissime,  seminude, procaci,  ai piedi
                                  del Principe:
                Guarda!… son belle tra i luccenti veli!…                      30
                        e strappando i veli alle donne:
                                Più belle ignude!…                           [*]

PONG–PANG esaltandone le bellezze:              Corpi flessuosi…

PING            Tutte ebbrezze e promesse
                d'amplessi prodigiosi!…

Le fanciulle,  sospinte,  cicondano  il Principe,  che con un movimento  di
                           ribellione grida:

IL PRINCIPE IGNOTO
                No!… No!…

PING incalzando
                                Che vuoi?…  Ricchezze?…
                Tutti i tesori a te!                                          35

Al suo cenno vengono  portati davanti al Principe sacchi,  cofani, canestri
ricolmi d'oro  e  di gemme.   E  i tre ministri  fanno  scintillare  questi
            splendori davanti agli occhi abbagliati del Principe.

PING            Rompon la notte nera
                queste fulgide gemme!

PONG                                — Fuochi azzurri!

PANG            — Verdi splendori!

PONG                                — Pallidi giacinti!

PANG            Le vampe rosse dei rubini!

PING                                           — Sono
                gocciole d'astri!
                                   — Prendi! È tutto tuo!                     40

IL PRINCIPE IGNOTO ribellandosi ancora
                No! Nessuna ricchezza!

PING accostandosi a lui con crescente spasimo
                                       Vuoi la gloria?
                Noi ti farem fuggire, e avrai la gioia                       [*]
                d'aver vinto, tu solo, Turandot!

PANG            E andrai lontano…

PONG                               … con le stelle, verso
                imperi favolosi!…                                             45

TUTTI           Fuggi!  Fuggi!  tu sei salvo,                                [*]
                e noi tutti ci salviamo!

IL PRINCIPE IGNOTO tendendo le braccia al cielo
                Alba, vieni! Quest' incubo dissolvi!…

Allora i tre ministri si stringono intorno a lui disperatamente.

PING            Straniero, tu non sai                                        [*]
                di che cosa è capace la Crudele!                              50
                Straniero, tu non sai
                quali orrendi martiri la Cina inventi!…

PONG            Se tu rimani e non ci sveli il nome,
                noi siam perduti!

PANG            L'Insonne non perdona!                                        55
                Sarà martirio orrendo!

                   E l'uno dopo l'altro, lividi di terrore:
                — I ferri aguzzi!
                                 — L'irte ruote!
                                                — Il caldo
                  morso delle tenaglie!
                — La morte a sorso a sorso!

TUTTI           Ah! non farci morire!…  Abbi pietà!…                          60
                        Ma il Principe escalama:

IL PRINCIPE IGNOTO
                Inutili preghiere!
                Inutili minacce!
                Lei sola, voglio! Voglio Turandot!                           [*]

   Allora la folla perde ogni ritegna, ed urla selvaggiamente attorniando
                               il Principe:

TUTTI           — Non l'avrai!
                           — Non l'avrai!
                                       — Non l'avrai più!
                Morrai prima di noi, tu, maledetto!                           65
                — Tu, crudele!
                           — Spietato!
                                     — Parla!
                                           — Il nome!

Si tendono  alti e minaccioso  i pugnali  verso il Principe,  stretto nella
cerchia  feroce e disperata.   Ma d'un tratto  s'odono grida tumultuose dal
                      giardino e tutti s'arrestano.

LE VOCI         Eccolo il nome!   È qua!

Un gruppo  di sgherri  trascina  il vecchio  Timur  e Liù,  logori,  pesti,
affranti,  insanguinati.  La folla ammutolisce nell' ansia dell'attesa.  Il
                       Principe si precipita, gridando:

IL PRINCIPE IGNOTO
                Costor non sanno!…  Ignorano il mio nome!…

           Ma Ping, che riconosce i due, ebbro di gioia ribatte:

PING            Sono il vecchio e la giovane
                che iersera parlavano con te!                                 70

IL PRINCIPE IGNOTO
                Lasciateli!

PING                      — Conoscono il segreto!
                             Agli sgherri:
                                         Dove li avete colti?

GLI SGHERRI     Mentre erravano là, presso le mura!

PING correndo al padiglione
                Principessa!

LA FOLLA                        Principessa!
                                             Principessa!

                 Turandot appare sul limite del padaglione.
                      Tutti si prostrernano a terra.
               Solo Ping, avanzando con estrema umiltà, dice:

PING            Principessa!…  Divina!…  Il nome ignoto
                è chiuso in queste due bocche silenti!…                       75
                Ma abbiamo ferri per schiodar quei denti,
                e uncini abbiamo per strappar quel nome!

Il principe  che s'era dominato  per non tradirsi,  ora, a  udir lo scherno
crudele  e  la minaccia,  ha  un  movimento  di impetuosa  ribellione.   Ma
        Turandot lo ferma con uno sguardo pieno d'impero e d'ironia.

TURANDOT        Sei pallido, o straniero!

IL PRINCIPE IGNOTO alteramente            Il tuo sgomento
                vede il pallor dell'alba sul mio volto!
                Costor non mi conoscono!

TURANDOT                                  Vedremo!                            80
            E rivolgendosi a Timur, con fermissimo comando:
                Su! Parla, vecchio!

Attende sicura, quasi indifferente. Ma il vecchio tace. Intonito dal dolore,
scompigliata la sua veneranda canizie,  pallido,  lordo,  pesto,  guarda la
la Principessa  muto  con gli occhi sbarrati  e  un'espressione di supplica
                                 disperata.

TURANDOT con furore, ai ministri      Voglio ch'egli parli!

Timur è riafferrato,  ma prima che il Principe abbia tempo  di muoversi per
buttarsi avanti  e defenderlo,  Liù  si avanza  rapidamente  verso Turandot
                                e le grida:

LIÙ             Il nome che cercate
                io sola lo conosco!

LA FOLLA con un grido di liberazione
                La vita è salva! L'incubo svanì!

IL PRINCIPE IGNOTO con fiero rimprovero a Liù
                              Tu non sai nulla, schiava!                      85

LIÙ Guarda il Principe con infinita tenerezza, poi volgendosi a Turandot:
                              … So il suo nome,
                e suprema delizia
                m'è tenerlo segreto
                e possederlo io sola!

LA FOLLA che vede sfuggire la sua speranza, irrompe verso Liù, gridando:
                — Sia legata!
                                — Sia straziata!                              90
                — Perchè parli!
                                  — Perchè muoia!

IL PRINCIPE IGNOTO ponendosi davanti a Liù
                Sconterete le sue lagrime!
                Sconterete i suoi tormenti!

TURANDOT violenta, alle guardie
                Tenetelo!

LIÙ con fermezza, al Principe  Signor, non parlerò!

Il Principe  è afferrato  dagli  sgherri  e  tenuto fermo,  legato.  Allora
Turandot  riprende la sua attitudine ieratica,  quasi assente,  mentre Liù,
       ghermita dai suoi torturatori, è caduta a terra in ginocchio.

PING curvo su di lei
                Quel nome!

LIÙ dolcemente, pregando  No!…                                                95

PING con furore
                Quel nome!

LIÙ                         La tua serva
                chiede perdono, ma obbedir non può!

A un cenno di Ping  gli sgherri  l'afferrano,  le  torcono le braccia.  Liù
        grida. Ed ecco Timur si scuote dal suo terribile silenzio.

TIMUR           Perchè gridi?

IL PRINCIPE IGNOTO              Lasciatela!

LIÙ             No…  no…   Non grido più!   Non mi fan male!
                No, mio signore…   No…   Nessun mi tocca…                    100
                                agli sgherri
                Stringete… ma chiudetemi la bocca,
                ch'ei non mi senta!
                              poi, sfibrata
                                    Non resisto più!

LA FOLLA ferocemente
                Parla! Il suo nome!

TURANDOT                             Sia lasciata!…  Parla!

                                Liù è liberata.

LIÙ             No!… Piuttosto morrò!
             E cade accasciata presso i gradini del padiglione.

TURANDOT fissando Liù, quasi a scrutarne il mistero
                Chi pose tanta forza nel tuo cuore?                          105

LIÙ sollevando gli occhi pieni di tenerezza
                Principessa, l'amore!…                                       [*]
                Tanto amore, segreto, inconfessato…
                grande così che questi strazî sono
                dolcezza a me, perchè ne faccio dono
                al mio Signore…                                              110
                Perchè, tacendo, io gli do il tuo amore…
                Te, gli do, Principessa, e perdo tutto…
                persino l'impossibile speranza!…
                              e rivolta agli sgherri
                Legatemi! Straziatemi!
                Tormenti e spasimi                                           115
                date a me!
                Saran per lui, l'offerta                                     [*]
                suprema del mio amore!

TURANDOT   Che è rimasta per un momento  turbata e affascinata dalle parole
    di Liù, ora ordina ai ministri:
                Strappatele il segreto!

PING                                    Chiamate Pu-Tin-Pao!

IL PRINCIPE IGNOTO dibattendosi rabbiosamente
                No, maledetto!                                               120

LA FOLLA con un urlo
                — Il boia!
                          — Il boia!
                                    — Il boia!

PING            Sia messa alla tortura!

LA FOLLA selvaggiamente               Alla tortura!
                Sì! Il boia!
                           — Parli!
                                  — Alla tortura!
                                                — Il boia!

Ed ecco  il gigantesco  Pu-Tin-Pao  con i suoi aiutanti  appare  nel fondo,
                          immobile e spaventoso.
Liù ha un grido disperato,  s'aggira  come pazza cercando,  inutilmente, di
                 apririsi un varco, implorando, supplicando.

LIÙ             — No!… No!… Più non resisto!…
                Ho paura di me!…                                             125
                Lasciatemi passare!…

LA FOLLA sbarrandole il passo                 Parla! Parla!

LIÙ disperatemente, correndo presso Turandot:
                Sì!… Principessa!… Ascoltami!…
                Tu che di gel sei cinta,
                da tanta fiamma vinta,
                l'amerai anche tu!                                           130
                Prima di quest' aurora
                io chiudo stanca gli occhi
                perchè Egli vinca ancora…
                Per non vederlo più!…

Strappa  con mossa repentina  dalla  cintola  di  un soldato  un acutissimo
pugnale  e se lo pianta nel petto.   Gira intorno gli occhi perduti, guarda
il Principe  con dolcezza suprema,  va,  barcollando,  presso di lui  e gli
                         stramazza ai piedi, morta.                          [*]

IL PRINCIPE IGNOTO                                                           [*]
                O mia piccola Liù!…                                          135

                    Si fa un grande silenzio, pieno di terrore.
Turandot  fissa Liù stesa a terra;  poi  con gesto pieno di collera strappa
ad un aiutante del boia  che le è vicino  una verga  e percuote con essa in
pieno viso il soldato  che si è lasciato strappare  il pugnale da Liù.   Il
              soldato si copre il volto e arretra tra la folla.
                           Il Principe è liberato.
Allora il vecchio Timur,  come impazzito,  si alza.  Si accosta barcollando
                alla piccola morta. Si inginocchia, dice:

TIMUR           Liù!…  Liù!…
                sorgi!…  È l'ora chiara
                d'ogni risveglio…
                Sorgi!…  È l'alba, o mia Liù…
                Apri gli occhi, colomba!…                                    140

        C'è in tutti un senso di pietà, di turbamento,  di rimorso.
Sul volto di Turandot passa una espressione di tormento. Se ne avvede Ping,
che va rudemente verso il vecchio per allontanarlo.  Ma quando gli è vicino
la sua naturale crudeltà è vinta e la durezza del suo tono attenuata.

PING            Alzati, vecchio! È morta!

TIMUR con un urlo
                Delitto orrendo!  E l'espieremo tutti!
                L'anima offesa si vendicherà!

Allora  un terrore  superstizioso  prende la folla:  il terrore  che quella
morta,  divenuta spirito melefico  perchè vittima  di una ingiustizia,  sia
tramutata, secondo la credenza popolare, in vampiro.  E, mentre due ancelle
coprano  il volto di Turandot  con un velo bianco  trapunto  d'argento,  la
                       folla, supplice, dice:

LA FOLLA        Ombra dolente, non farci del male!
                Ombra sdegnosa, perdona! perdona!                            145

Con  religiosa  pietà  il piccolo corpo  viene  sollevato,  tra il rispetto
                             profondo della folla.
Il vecchio si avvicina,  stringe teneramente una mano della morta e cammina
                             vicino a lei, dicendo:

TIMUR           Liù!…  bontà! Liù!…  dolcezza!
                Oh! camminiamo insieme un'altra volta
                così, con la tua man nella mia mano…
                Dove tu vai ben so…
                ed io ti seguirò                                             150
                per posare per sempre a te vicino                            [*]
                nella gran notte che non ha mattino…

   I tre ministri sono angosciati: s'è svegliata la loro vecchia umanità.

PING            Ah! per la prima volta
                al vedere la morte non sogghigno!

PANG toccandosi il petto
                S'è svegliato qui dentro il vecchio ordigno,                 155
                il cuore, e mi tormenta!

PONG            Quella fanciulla spenta
                pesa sopra il mio cuor come un macigno!

             Mentre tutti si avviano, la folla riprende:

LA FOLLA        — Ombra dolente, non farci del male!                         [*]
                — Ombra sdegnosa, perdona!… perdona!…                        160
                — Liù!… bontà…
                — Liù!… dolcezza…
                — Dormi!…
                           — Oblia!
                                    — Liù!…
                                              — Poesia!…

                       Le voci si vanno perdendo lontano.
                           Tutti, oramai, sono usciti.
Rimangono soli,  l'uno di fronte  all'altra,  il Principe  e Turandot.   La
Principessa, rigida, statuaria sotto l'ampio velo, non ha un gesto,  non un
                                   movimento.

IL PRINCIPE IGNOTO
                Principessa di morte!
                Principessa di gelo!                                         165
                Dal tuo tragico cielo
                scendi giù sulla terra!
                Ah! Solleva quel velo
                guarda, guarda, o crudele,
                quel purissimo sangue                                        170
                che fu sparso per te!
            E si precipita verso di lei, strappandole il velo.

TURANDOT con fermezza ieratica
                Che mai osi, straniero!
                Cosa umana non sono…
                Son la figlia del cielo
                libera e pura!… Tu                                        [175*]
                stringi il mio freddo velo,
                ma l'anima è lassù!

IL PRINCIPE IGNOTO che è rimasto per un momento come affascinato,
    indietreggia. Ma si domina.  E con ardente audacia esclama:
                La tua anima è in alto
                ma il tuo corpo è vicino!
                Con le mani brucianti                                        180
                sfiorerò i lembi d'oro                                       [*]
                del tuo manto stellato!
                La mia bocca fremente
                premerò su di te!

           E si precipita verso Turandot tendendo le braccia.

TURANDOT arretrando sconvolta, spaurita, disperatemente minacciosa:
                Non profanarmi!

IL PRINCIPE IGNOTO perdutamente  Ah!… Sentirti viva                          185

TURANDOT        Indietro!… Indietro!…

IL PRINCIPE IGNOTO                       Il gelo tuo è menzogna!             [*]

TURANDOT        No!… Mai nessun m'avrà!
                Dell'Ava mia lo strazio
                non si rinnoverà!
                Non mi toccar, straniero!…  È un sacrilegio!                 190

IL PRINCIPE IGNOTO
                Ma il bacio tuo mi dà l'Eternità!                            [*]

E in così dire, forte della coscienza del suo diritto e della sua passione,
rovescia nelle sue braccia Turandot, e freneticamente la bacia. Turandot  —
sotto tanto impeto  —  non ha più resistenza,  non ha più voce,  non ha più
forza, non ha più volontà.  Il contatto incredibile l'ha trasfigurata.  Con
                accento di supplica quasi infantile, mormora:

TURANDOT        Che fai di me?… Che fai di me?…                              [*]
                Qual brivido!…  Perduta!…
                Lasciami!…  No!…

IL PRINCIPE IGNOTO                          Mio fiore!
                mio fiore mattutino…  Ti respiro…                            195
                I seni tuoi di giglio
                tremano sul mio petto…
                Già ti sento
                mancare di dolcezza… tutta bianca
                nel tuo manto d'argento…                                     200

TURANDOT con gli occhi velati di lagrime:
                Come vincesti?

IL PRINCIPE IGNOTO con tenerezza estatica
                              Piangi?

TURANDOT rabbrividendo            È l'alba! È l'alba!
                        e quasi senza voce
                Turandot tramonta!…

IL PRINCIPE IGNOTO con enorme passione
                È l'alba! È l'alba!… E amor nasce col sole!

Ed ecco  nel silenzio  dei giardini  dove  le ultime ombre  già accennano a
dileguare, delle voci sommesse sorgono lievi e si diffondono quasi irreali.

LE VOCI         L'alba!…  L'alba!…
                Luce! Vita!                                                  205
                Tutto è puro!
                Tutto è santo!
                Principessa,
                che dolcezza
                nel tuo pianto!…                                             210
                .  .  .  .  .  .  .  .

TURANDOT        Ah! che nessun mi veda!…
                        e con rassegnata dolcezza
                La mia gloria è finita!

IL PRINCIPE IGNOTO con impetuoso trasporto:
                No, Principessa! No!…                                        [*]
                La tua gloria risplende
                nell' incanto                                                215
                del primo bacio,
                del primo pianto!…

TURANDOT esaltata, travolta:
                Del primo pianto… sì…
                Stranier, quando sei giunto,
                con angoscia ho sentito                                      220
                il brivido fatale
                di questo male
                supremo!
                Quanti ho visto sbiancare,                                   [*]
                quanti ho visto morire                                       225
                per me!…
                E li ho spregiati
                ma ho temuto te!…                                            [*]
                C'era negli occhi tuoi                                       [*]
                la luce degli eroi,                                          230
                la superba certezza,
                e per quella t'ho odiato,
                e per quella t'ho amato,
                tormentata e divisa
                fra due terrori uguali:                                      235
                vincerti od esser vinta…
                E vinta son!…  Son vinta,                                    [*]
                più che dall'alta prova,
                da questo fuoco                                              [*]
                terribile e soave,                                           240
                da questa febbre che mi vien da te!

IL PRINCIPE IGNOTO
                Sei mia!… Sei mia!…

TURANDOT                                 Questo chiedevi…
                ora lo sai! Più grande
                vittoria non voler!
                Non umiliarmi più!…                                       [245*]
                Di tanta gloria altero,
                parti, straniero,
                parti col tuo mistero!

IL PRINCIPE IGNOTO con caldissimo impeto
                Il mio mistero?… Non ne ho più!… Sei mia!
                Tu che tremi se ti sfioro,                                   250
                tu che sbianchi se ti bacio,
                puoi perdermi se vuoi!
                Il mio nome e la vita insiem ti dono:
                Io son Calaf il figlio di Timur!

TURANDOT  alla rivelazione improvvisa e inattesa,  come se  d'un tratto la
    sua anima fiera e orgogliosa si ridestasse ferocemente:
                So il tuo nome!… Il tuo nome!… Arbitra sono               [255*]
                ormai del tuo destino!…

CALAF trasognato, in esaltazione ebbra
                Che m'importa la vita!
                È pur bella la morte!

TURANDOT con crescente febbrile impeto
                Non più il grido del popolo!… Lo scherno!…
                Non più umiliata e prona                                     260
                la mia fronte ricinta di corona!…
                So il tuo nome! il tuo nome!…
                La mia gloria risplende!

CALAF           La mia gloria è il tuo amplesso!
                La mia vita il tuo bacio!…                                   265

TURANDOT        Odi?  Squillan le trombe!… È l'alba! È l'alba!
                È l'ora della prova!

CALAF                               Non la temo!
                Dolce morir così!…

TURANDOT                             Nel cielo è luce!
                Tramontaron le stelle! È la vittoria!…
                Il popolo s'addensa nella Reggia…                            270
                E so il tuo nome!… So il tuo nome!…

CALAF                                               Il tuo
                sarà l'ultimo mio grido d'amore!

TURANDOT ergendosi tutta, regalmente, dominatrice:
                Tengo nella mia mano la tua vita!
                Calaf!… Davanti al popolo, con me!…

                    Si avvia verso il fondo.

Squillano più alte le trombe.  Il cielo  ora è tutto soffuso di luce.  Voci
                        sempre più vicine si diffondono.

LE VOCI         O Divina!                                                 [275*]
                Nella luce
                mattutina
                che dolcezza
                si sprigiona
                dai giardini                                                 280
                della Cina!…

                             La scena si dissolve.

                                   ATTO III
                                    QUADRO II

L'esterno del palazzo Imperiale, tutto bianco di marmi traforati, sui quali
i riflessi rosei dell'aurora s'accendano come fiori.   Sopra un' alta scala
al centro della scena,  l'Imperatore circondato dalla corte, dai dignitari,
dai sapienti, dai soldati.

Ai due lati del piazzale in vasto semicerchio, l'enorme folla acclama:

LA FOLLA        Diecimila anni al nostro Imperatore!                         [*]

        I tre ministri stendono a terra un manto d'oro mentre Turandot
                              ascende la scala.
                         D'un tratto è il silenzio.
                  E in quel silenzio la Principessa esclama:

TURANDOT        Padre Augusto… Ora conosco il nome                           [*]
                dello straniero…

e fissando Calaf che è ai piedi della  scalèa,  finalmente, vinta,  mormora
                       quasi in un sospiro dolcissimo:

                Il suo nome… è Amore!

CALAF con un grido folle
                 — Amore!…                                                  [5*]

    E sale d'impeto la scala, e i due amanti si trovano avvinti in un
    abbraccio,  perdutamente, mentre la folla tende le braccia, getta
                        fiori, acclama gioiosamente.

LA FOLLA        — O sole!
                          — Vita!
                                  — Eternità!
                — Luce del mondo è Amore…
                                            — è Amor!
                Il tuo nome, o Principessa,                                  [*]
                è Luce…
                          — È Primavera…
                — Principessa!
                              — Gloria!
                                       — Amor!                             [10*]

                                     FINE


contributed by Richard S. Bogart


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15 Jun 2025