GIUSEPPE ADAMI / GIACOMO PUCCINI OperaGlass Libretto
IL TABARRO
Libretto di Giuseppi Adami
(da Didier Gold: La Houppelade)
Musica di Giacomo Puccini

Notes
PERSONAGGI
MICHELE, padrone del barcone50 anni
LUIGI, scaricatore20 anni
IL “TINCA,” scaricatore35 anni
IL “TALPA,” scaricatore55 anni
GIORGETTA, moglie di Michele25 anni
LA FRUGOLA, moglie del Talpa50 anni
Scaricatori—Un venditore di canzonette—Midinettes.
Un suonatore d'organetto.
Due amanti

Un angolo della Senna, dove è ancorata il barcone di Michele.

La barca occupa quasi tutto il primo piano della scena ed è congiunta al molo con una passerella.

La Senna si va perdendo lontana. Nel fondo il profilo della vecchia Parigi e principalmente la mole maestosa di Notre-Dame staccano sul cielo di un rosso meraviglioso.

Sempre nel fondo, a destra, sono i caseggiati che fiancheggiano il lungo-Senna e in primo piano alti platani lussureggianti.

Il barcone ha tutto il carattere delle consuete imbarcazioni da trasporti che navigano la Senna. Il timone campeggia in alto della cabina. E la cabina è tutta linda e ben dipinta con le sue finestrette verdi, il fumaiolo e il tetto piano, mo d'altana, sul quale sono alcuni vasi di geranii. Su una corda sono distesi i panni ad asciugare. Sulla porta della cabina, la gabbia dei canarini.

È il tramonto.

IL TABARRO
Quando si apre il velario, Michele—il padrone del barcone—è seduto presso il timone, gli occhi fissi a contemplare il tramonto. La pipa gli pende dalle labbra, spenta. [1]
Dalla stiva al molo vanno e vangono gli scaricatori trasportando faticosamente i sacchi, e cantando questa loro canzone: [2]
Oh! Issa! oh!
Un giro ancor!
Se lavoriam senza ardore,
si resterà ad ormeggiare,
e Margot
con altri ne andrà.
(Sulla Senna, di tratto in tratto, la sirena d'un rimorchiatore lancia il suo grido lugubre. Qualche cornetta d'automobile lontano.)
Oh! Issa! oh!
Un giro ancor!
Non ti stancar, battelliere,
dopo potrai riposare,
e Margot
felice sarà!
 
Oh! Issa! oh!
Un giro ancor!
Ora la stiva è vuotata,
chiusa è la lunga giornata,
e Margot
l'amor ti darà!....
(Giorgetta esce dalla cabina senza avvedersi di Michele. Accudisce alle sue faccende; ritira alcuni panni stesi ad asciugare; cava una secchia d'acqua dal fiume e innaffia i suoi fiori; ripulisce la gabbia dei canarini.
Finalmente si accorge che il suo uomo è laggiù, e facendo schermo con la mano agli occhi, tanto è vivo il riflesso del sole che tramonta, lo chiama:) [3]
GIORGETTA: O Michele?.... Michele?.... Non sei stanco
d'abbacinarti al sole che tramonta?
Ti sembra un gran spettacolo?
MICHELE: Sicuro!
GIORGETTA: Lo vedo bene: dalla tua pipa
il fumo bianco non sbuffa più!
MICHELE (accennando agli scaricatori):
Han finito laggiù?
GIORGETTA: Vuoi che discenda?
MICHELE: No. Resta. Andrò io stesso.
GIORGETTA: Han lavorato tanto!....
Come avevan promesso,
La stiva sarà sgombra, e per domani
si potrà caricare.
Bisognerebbe, ora, compensare
questa loro fatica; un buon bicchiere.
MICHELE: Ma certo. Pensi a tutto, cuore d'oro!
[2a]
Puoi portare da bere.
GIORGETTA: Sono alla fine: prenderanno forza.
MICHELE: Il mio vinello smorza
la sete, e li ristora.
[2b]
E a me, non hai pensato?
GIORGETTA: A te?.... Che cosa?
MICHELE (cingendolo con un braccio):
Al vino ho rinunciato,
ma, se la pipa è spenta,
non è spento il mio ardore....
[2c]
Un tuo bacio, o mio amore....
(La bacia; essa si scansa voltando il viso. Michele un po' contrariato s'avvia, verso la stiva e discende.) [4]
LUIGI (passando dallo scalo al battello):
Si soffoca, padrona!
GIORGETTA: Lo pensavo.
Ma ho io quel che ci vuole.
Sentirete che vino!
(Si avvia verso la cabina, dopo aver lanciata un'occhiata espressiva a Luigi.)
IL TINCA (salendo dalla stiva):
Sacchi dannati!....
Mondo birbone!....
Spicciati, Talpa!
Si va a mangiare!
IL TALPA: Non aver fretta! non mi seccare!
Ah! questo sacco spacca il groppone!
(Scotendo la testa e tergendosi il sudore col rovescio della mano.)
Dio! che caldo!.... O Luigi,
ancora una passata.
LUIGI (indicando Giorgetta che reca la brocca del vino e i bicchieri):
Eccola la passata!.... Ragazzi, si beve!
Qui, tutti insieme,
lesti!
(Tutti accorrono alla chiamata, facendosi intorno a Giorgetta che distribuisce bicchieri e versa mescendo.)
Ecco! Pronti!
Nel vino troverem
l'energia per finir!
(e beve.)
GIORGETTA (ridendo):
Come parla difficile!.... Ma certo:
vino alla compagnia!
Qua, Talpa!
Al Tinca!.... A voi! Prendete!....
IL TALPA: Alla salute vostra il vino si beva!
S'alzi il bicchiere
lieti!
Tanta felicità
per la gioia che dà!
(e s'asciuga la bocca con il dorso dalla mano.)
GIORGETTA: Se ne volete ancora!....
IL TALPA: Non si rifiuta mai!
(e porge ancora il bicchiere.)
GIORGETTA (agli altri):
Avanti coi bicchieri!
LUIGI (indicando un suonatore di organetto che passa sulla banchina):
Guarda là l'organetto!
È arrivato in buon punto.
IL TINCA (alzando il bicchiere):
In questo vino affogo i tristi pensieri.
Bevo al padrone!
Viva!
(Beve. Giorgetta torna a mescere.)
Grazie! Grazie!
L'unico mio piacer
sta qui in fondo al bicchier!
LUIGI (al suonatore):
Ei, là! Professore! Attacca!
(agli amici.)
Sentirete che artista!
GIORGETTA: Io capisco una musica sola:
quella che fa ballare.
IL TINCA (offrendosi):
Ma sicuro!
Ai suoi ordini sempre, e gamba buona!
GIORGETTA (ridendo):
To'! Vi prendo in parola.
IL TINCA (lusingatissimo):
Ballo con la padrona!
(Si ride. Ma si ride anche di più perchè il Tinca non riesce a prendere il passo e a mettersi d'accordo con Giorgetta.)
LUIGI: La musica e la danza van d'accordo.
(al Tinca):
Sembra che tu pulisca il pavimento!
GIORGETTA: Ahi! mi hai pestato un piede!
LUIGI (allontanando il Tinca con una spinta e sostituendolo):
Va! Lascia! Son qua io!
(È serra Giorgetta fra le braccia. Essa s'abbandona languidamente. La danza continua mentre dalla stiva appare Michele.)
IL TALPA (con rapida mossa):
Ragazzi, c' è il padrone!
(Luigi e Giorgetta si staccano. Luigi getta qualche moneta al suonatore, poi assieme agli altri s'avvia verso la stiva, mentre Michele procede verso Giorgetta.)
GIORGETTA (dopo essersi ricomposta e ravviati i capelli, s'avvicina a Michele, con stentata naturalezza):
Dunque, che cosa credi? Partiremo
la settimana prossima?
MICHELE (vagamente):
Vedremo.
(da lontano il sibilo d'una sirena.) [5]
GIORGETTA: Il Talpa e il Tinca restano?
MICHELE: Resterà anche Luigi.
GIORGETTA: Ieri non lo pensavi.
MICHELE: Ed oggi, penso.
UN VENDITORE DI CANZONETTE (lontano):
Chi la vuole l'ultima canzonetta?....
Chi la vuole?....
GIORGETTA (avvicinandosi):
Perchè?
MICHELE: Perchè non voglio
ch'egli crepi di fame.
GIORGETTA: Quello s'arrangia sempre.
MICHELE: Lo so: s'arrangia, è vero. Ed è per questo
che non conclude nulla.
GIORGETTA (seccata):
Con te non si sa mai
chi fa male o fa bene!
MICHELE (semplicemente):
Chi lavora si tiene.
[5a]
GIORGETTA: Già discende la sera....
Oh che rosso tramonto di settembre!
Che brivido d'autunno!
IL VENDITORE (più vicino):
Con musica e parole, chi la vuole? [6]
GIORGETTA: Non sembra un grosso arancio questo sole
che muore nella Senna?
(indicando al di là della Senna.)
Guarda laggiù la Frugola! La vedi?
Cerca di suo marito. Non lo lascia!....
MICHELE: È giusto. Beve troppo!
GIORGETTA: Non lo sai ch'è gelosa?
MICHELE (non risponde.)
(Nel frattempo il cantastorie è apparso sulla strada, al di là della Senna, seguito da un gruppo di midinettes che escono da una casa di mode e che si fermano ad ascoltarlo.) [7]
IL VENDITORE DI CANZONETTE:
Chi vuole la canzone?
LE MIDINETTES: Bene! bene! sì! sì!
IL VENDITORE: “Primavera, primavera,
non cercare più i due amanti
là fra l'ombre della sera.
Chi ha vissuto per amore
per amore si morì....
È la storia di Mimì.”
GIORGETTA (che ha sempre scrutato Michele):
O mio uomo, non sei di buon umore!
Perchè?.... Che hai?.... Che guardi?.... E perchè taci?....
MICHELE: T'ho mai fatto scenate?
GIORGETTA: Lo so bene:
Tu non mi batti!
MICHELE: Forse lo vorresti? [7a]
GIORGETTA: Ai silenzi talvolta, sì, preferirei
lividi di percosse!
MICHELE (senza rispondere risale il barcone.)
[8]
GIORGETTA (seguendolo con insistenza.)
Dimmi almeno che hai!
MICHELE: Ma nulla!.... Nulla!....
IL VENDITORE: “Chi aspettando sa che muore
conta ad ore le giornate
con i battiti del cuore.
Ma l'amante non tornò,
e i suoi battiti finì
anche il cuore di Mimì!”
(Il cantore si allontana. Le ragazze, leggendo le parole sui foglietti comperati, sciamano ripetendo la strofa. Le loro voci si perdono.) [9]
GIORGETTA: Quando siamo a Parigi
io mi sento felice.
MICHELE: Si capisce.
GIORGETTA: Perchè?
(La Frugola è apparsa sul molo; attraversa la passerella e sale sul barcone. È una figura cenciosa e caratteristica. Ha sulle spalle una vecchia sacca gonfia di ogni sorta di roba raccattata.)
LA FRUGOLA: Eterni innamorati, buona sera.
GIORGETTA: O buona sera, Frugola!
(Michele, dopo di avere salutato con un gesto la Frugola, entra nella cabina.)
LA FRUGOLA: Il mio uomo
ha finito il lavoro? Stamattina
non ne poteva più dal mal di reni.
Faceva proprio pena.
Ma l'ho curato io: una buona frizione
e il mio rum l'ha bevuto la sua schiena!
(ride rumorosamente, poi getta a terra la sacca e vi fruga dentro con voluttà, cavandone vari oggetti.)
Giorgetta, guarda: pettine fiammante!
Se lo vuoi, te lo dono.
È quanto di più buono
ho raccolto in giornata.
GIORGETTA (prendendo il pettine):
Hanno ragione di chiamarti Frugola:
tu rovisti ogni angolo ed hai la sacca piena.
LA FRUGOLA: Qui dentro è un po' di tutto! [10]
(mostrando di mano in mano le cose che nomina.)
Se tu sapessi—gli oggetti strani
che in questa sacca—sono racchiusi!....
Ciuffi di piume—velluti e trine,
stracci, barrattoli—vecchie scarpine.
Vi son confusi—strane reliquie,
i documenti—di mille amori.
Gioie e tormenti—quivi raccolgo
senza distinguere—fra il ricco e il volgo!
GIORGETTA: E in quel cartoccio?
LA FRUGOLA: Qui c'è una cena! [11]
(e ridendo della stupore di Giorgetta, spiega):
Cuore di manzo per Caporale,
il mio soriano
dal pelo fulvo,
da l'occhio strano,
che non ha uguale!
GIORGETTA (ridendo):
Gode di privilegi il tuo soriano!
LA FRUGOLA: Li merita! Vedessi!
È il più bel gatto e il mio più bel romanzo
Quando il mio Talpa è fuori,
il soriano mi tiene compagnia.
Insieme noi filiamo i nostri amori
senza puntigli e senza gelosia.
Vuoi saperla la sua filosofia?
Ron ron: meglio padrone
in una catapecchia
che servo in un palazzo.
Ron ron: meglio cibarsi
con due fette di cuore
che logorare il proprio nell'amore!
(Il Talpa appare dalla stiva, seguito da Luigi.)
IL TALPA: To'! guarda la mia vecchia!.... Che narravi?
LA FRUGOLA: Parlavo con Giorgetta del soriano.
MICHELE (uscendo dalla cabina, si avvicina a Luigi):
O Luigi, domani
si carica del ferro.
Vieni a darci una mano?
LUIGI: Verrò, padrone.
IL TINCA (venendo dalla stiva seguito dagli altri scaricatori che se ne vanno pel molo dopo di avere salutato Michele):
Buona notte a tutti.
IL TALPA: Hai tanta fretta?
LA FRUGOLA: Corri già a ubbriacarti?
Ah! se fossi tua moglie!
IL TINCA: Che fareste?
LA FRUGOLA: Ti pesterei finchè non la smettessi
di passare le notti all'osteria.
Non ti vergogni?
IL TINCA: No. Fa bene il vino!
S'affogano i pensieri di rivolta:
chè se bevo non penso,
e se penso non rido! [12]
(Michele discende nella stiva.)
LUIGI: Hai ben ragione; meglio non pensare,
piegare il capo ed incurvar la schiena.
Per noi la vita non ha più valore
ed ogni gioia si converte in pena.
I sacchi in groppa e giù la testa a terra.
Se guardi in alto, bada alla frustata.
(con amarezza):
Il pane lo guadagni col sudore,
e l'ora dell'amore va rubata....
Va rubata fra spasimi e paure
che offuscano l'ebbrezza più divina.
Tutto è conteso, tutto ci è rapito....
la giornata è gia buia alla mattina.
Hai ben ragione: meglio non pensare.
IL TINCA: Segui il mio esempio: bevi.
GIORGETTA: Basta!
IL TINCA: Non parlo più!
A domani, ragazzi, e state bene!
(s'incammina e scompare su per il molo.)
IL TALPA (alla Frugola):
Ce ne andiamo anche noi? Son stanco morto.
LA FRUGOLA (stancamente):
Ah! quando mai potremo
comprarci una bicocca?
Là ci riposeremo.
GIORGETTA: È la tua fissazione la campagna!
LA FRUGOLA (cantilenando):
Ho sognato una casetta
con un piccolo orticello.
Quattro muri, stretta stretta,
e due pini per ombrello.
Il mio vecchio steso al sole,
ai miei piedi Caporale,
e aspettar così la morte
ch'è il rimedio d'ogni male!
GIORGETTA (vivamente):
È ben altro il mio sogno!
Son nata nel sobborgo e solo l'aria
di Parigi m'esalta e mi nutrisce!
Oh! se Michele, un giorno, abbandonasse
questa logora vita vagabonda!
Non si vive là dentro, fra il letto ed il fornello!
Tu avessi visto la mia stanza, un tempo!
LA FRUGOLA: Dove abitavi?
GIORGETTA: Non lo sai?
LUIGI (avanzando d'improvviso):
Belleville!
GIORGETTA: Luigi lo conosce!
LUIGI: Anch'io ci son nato!
GIORGETTA: Come me, l'ha nel sangue!
LUIGI: Non ci si può staccare!
GIORGETTA: Bisogna aver provato!
(con crescente entusiasmo):
Belleville è il nostro suolo e il nostro mondo!
Noi non possiamo vivere sull'acqua!
Bisogna calpestare il marciapiedi!....
Là c'è una casa, là ci sono amici,
festosi incontri, piene confidenze....
LUIGI: Ci si conosce tutti! S'è tutti una famiglia!
GIORGETTA (continuando):
Al mattino, il lavoro che ci aspetta.
Alla sera i ritorni in comitiva....
Botteghe che s'accendono
di luci e di lusinghe....
vetture che s'incrociano,
domeniche chiassose,
piccole gite in due
al Bosco di Boulogne!
Balli all' aperto
e intimità amorose!?....
È difficile dire cosa sia
quest'ansia, questa strana nostalgia....
LUIGI e GIORGETTA (con esaltazione):
Ma chi lascia il sobborgo vuol tornare,
e chi ritorna non si può staccare.
C'è là in fondo Parigi che ci grida
con mille voci il fascino immortale!....
(I due amanti restano per un attimo assorti, la mano nella mano, come se lo stesso pensiero e la stessa anima li trascinasse. Poi, riprendono instantaneamente la coscienza che gli altri li guardano, e si staccano.) [13]
LA FRUGOLA (dopo un breve silenzio):
Adesso ti capisco: qui la vita è diversa....
IL TALPA (che s'è poco interessato dello sfogo di Giorgetta):
Se s'andasse a mangiare?...
(a Luigi):
Che ne dici?
LUIGI: Io resto: ho da parlare col padrone.
IL TALPA: Quand'è così, a domani.
GIORGETTA: Miei vecchi, buona notte!
(Il Talpa e la Frugola s'incamminano canterellando: “Ho sognato una casetta”.... Le loro voci si perdono.) [14]
[15]
GIORGETTA (sommessa, ma con ardore):
O Luigi! Luigi!
(e come Luigi fa l'atto di avvicinarsi, essa con un gesto lo ferma.)
Bada a te! Può salir fra un momento!
Resta pur là, lontano!
LUIGI: Perchè dunque inasprisci il tormento?
Perchè mi chiami invano?
GIORGETTA: Vibro tutta se penso a iersera,
all'ardor dei tuoi baci!....
LUIGI: In quei baci tu sai cosa c'era....
GIORGETTA: Sì, mio amore.... Ma taci!
LUIGI: Quale folle paura ti prende?
GIORGETTA: Se ci scopre, è la morte!
LUIGI: Preferisco morire, alla sorte,
che ti tiene legata!
GIORGETTA: Ah! se fossimo soli, lontani....
LUIGI: E sempre uniti!
GIORGETTA: E sempre innamorati!...
Dimmi che non mi manchi!....
LUIGI: Mai!
(e fa l'atto di correre a lei.)
GIORGETTA (bruscamente):
Sta attento!
(Infatti Michele risale dalla stiva.)
MICHELE (a Luigi):
Come? Non sei andato?....
LUIGI: Padrone, v'ho aspettato,
perchè volevo dirvi
quattro sole parole:
intanto ringraziarvi
per avermi tenuto....
Poi volevo pregarvi,
se lo potete fare,
di portarmi a Rouen
e là farmi sbarcare....
MICHELE: A Rouen? Ma sei matto?
Là non c'è che miseria:
ti troveresti peggio.
LUIGI: Sta bene. Allora resto.
MICHELE (senza rispondere s'avvia verso la cabina.)
GIORGETTA (a Michele):
E adesso dove vai?
MICHELE: A preparare i lumi.
LUIGI: Buona notte, padrone....
MICHELE: Buona notte.
(entra nella cabina.)
GIORGETTA: Dimmi: perchè gli hai chiesto
di sbarcarti a Rouen?
LUIGI: Perchè non posso
dividerti con lui!....
GIORGETTA: Hai ragione: è un tormento....
Anch'io ne sono presa, anch'io la sento
ben più forte di te questa catena!....
È un'angoscia, è una pena, [16]
ma quando tu mi prendi,
è più grande il compenso!
LUIGI: Par di rubare insieme qualche cosa alla vita!
GIORGETTA: La voluttà è più intensa!
LUIGI: È la gioia rapita
fra spasimi e paure....
GIORGETTA: In una stretta ansiosa
LUIGI: Fra grida soffocate....
GIORGETTA: E parole sommesse....
LUIGI: E baci senza fine!
GIORGETTA: Giuramenti, promesse....
LUIGI: D'essere soli noi....
GIORGETTA: Noi, soli, via, via, lontani!....
LUIGI: Noi tutti soli, lontani dal mondo!....
(poi sussultando come se avesse sentito dei passi):
È lui?....
GIORGETTA (rassicurandolo):
No.... non ancora....
(con ardore):
Dimmi che tornerai
più tardi....
LUIGI: Sì.... fra un'ora....
GIORGETTA: Ascolta: come ieri
lascerò la passerella....
Sono io che la tolgo....
Hai le scarpe di corda?
LUIGI (alzando il piede):
Sì....
Fai lo stesso segnale?
GIORGETTA: Si.... il fiammifero acceso!....
Come tremava sul mio braccio teso
la piccola fiammella!
Mi pareva d'accendere una stella,
fiamma del nostro amore,
stella senza tramonto!....
LUIGI: Io voglio la tua bocca,
voglio le tue carezze!
GIORGETTA: Dunque anche tu lo senti
il folle desiderio!....
LUIGI (con grande intensità):
Folle di gelosia!
Vorrei tenerti stretta
come una cosa mia!
Vorrei non più soffrire
che un altro ti toccasse,
e per sottrarre a tutti
il corpo tuo divino,
te lo giuro, non tremo
a vibrare il coltello [17]
e con gocce di sangue
fabbricarti un gioiello!
GIORGETTA (con improvviso scatto lo spinge via. Poi, sola risalendo lentamente e passandosi una mano sulla fronte):
Come è difficile esser felici!....
(Ora l'oscurità è completa. Michele, recando i fanali accesi, viene della cabina.) [18]
MICHELE: Perchè non vai a letto?
GIORGETTA: E tu?
MICHELE: No.... Non ancora....
(Un silenzio. – Michele ha collocato i fanali sul barcone.)
GIORGETTA: Penso che hai fatto bene a trattenerlo.
MICHELE: Chi mai?
GIORGETTA (semplicemente):
Luigi.
MICHELE: Forse ho fatto male.
Basteranno due uomini: non c'è molto lavoro.
GIORGETTA: Il Tinca lo potresti licenziare....
beve sempre....
MICHELE: S'ubriaca
per calmare i suoi dolori....
Ha per moglie una bagascia....
Beve per non ucciderla....
(Giorgetta non risponde. Ma appare turbata e nervosa.)
Che hai?
GIORGETTA: Son tutte queste storie....
A me non interessano....
MICHELE (improvvisamente avvicinandosi a lei con angoscia e con commozione): [19]
Perchè non m'ami più?.... Perchè non m'ami?....
GIORGETTA: Ti sbagli.... T'amo.... Tu sei buono, onesto.... [20]
(poi, per troncare):
Ora andiamo a dormire....
MICHELE (fissandola):
Tu non dormi!....
GIORGETTA: Lo sai perchè non dormo....
E poi.... là dentro soffoco.... Non posso!
MICHELE: Ora le notti sono tanto fresche
E l'anno scorso là in quel nero guscio
eravamo pur tre.... c'era il lettuccio
del nostro bimbo....
GIORGETTA (sconvolta):
Il nostro bimbo!.... Taci!....
MICHELE (insistendo, commosso):
Tu sporgevi la mano, e lo cullavi
dolcemente,
lentamente!....
e poi sul braccio mio t'addormentavi....
GIORGETTA (c. s.):
Ti supplico, Michele: non dir niente....
MICHELE (c. s.):
Erano sere come queste....
Se spirava la brezza,
vi raccoglievo insieme nel tabarro,
come in una carezza....
Sento sulle mie spalle
le vostre teste bionde....
Sento le vostre bocche
vicino alla mia bocca....
Ero tanto felice!....
Ora che non c'è più,
i miei capelli grigi
mi sembrano un insulto
alla tua gioventù!
GIORGETTA: No.... calmati, Michele.... Sono stanca....
Non reggo.... Vieni....
MICHELE (aspro):
Ma non puoi dormire!
Sai pure che non devi addormentarti!
GIORGETTA (atterita):
Perchè mi dici questo?
MICHELE: Non so bene...
Ma so che è molto tempo che non dormi!
(Poi ancora dominandosi e cercando di attirare Giorgetta fra le sue braccia):
Resta vicino a me!.... Non ti ricordi....
altre notti, altri cieli ed altre lune?....
Perchè chiudi il tuo cuore?
Rammentati le ore
che volavano via su questa barca
trascinate dall'onda!....
GIORGETTA: Meglio non ricordare.... [21]
Oggi è malinconia....
MICHELE: Ritorna come allora....
ritorna ancora mia!
quando anche tu m'amavi
ardentemente,
e mi cercavi,
e mi baciavi,
ed i primi chiarori del mattino [22]
risvegliavan due corpi ancora stretti
nell'amplesso divino!
Resta vicino a me! La notte è bella!....
GIORGETTA: Che vuoi! S'invecchia! Non son più la stessa. [23]
Tu pure sei cambiato.... Diffidi.... Ma che credi?
MICHELE: Non so nemmeno io! [24]
GIORGETTA (per tagliar corto):
Buona notte, Michele.... Ho tanto sonno....
MICHELE (con un sospiro):
E allor va pure.... Ti raggiungo.....
GIORGETTA: Buona notte! [25]
MICHELE (cerca di baciarla, ma Giorgetta si schermisce e s'avvia. Michele, guardandola allontanarsi, mormora cupamente):
Sgualdrina!
(sulla strada due ombre d'amanti passano):
AMANTI: —Bocca di rosa fresca
—E baci di rugiada....
—O labbra profumate....
—O profumata sera.....
—C'è la luna che illumina la strada.... [26]
—La luna che ci spia....
—A domani, mio amore....
—Domani, amante mia!....
(Da una caserma suona il silenzio.)
(Michele ha preso il suo tabarro, se n'è avvolte le spalle, e, appoggiato al timone del barcone, contempla fissamente la Senna che scorre silenziosamente.)
MICHELE Scorri, fiume eterno! Scorri! [27]
Come il tuo mistero è fondo!
Ah! l'ansia che mi strugge non ha fine!
Passa, fiume eterno; passa!
E me pure travolgi!
Quante son le rovine
che calmò la tua onda?
Tu della miseria
hai segnata la fine!....
 
E sempre calmo passi, e non ti ferma
dolore nè paura nè tormento
nè volgere di anni!
Continui la tua corsa,
continui il tuo lamento!....
 
Sono i lamenti, forse, dei tuoi morti?
Di migliaia di morti che portasti
l'un dopo l'altro verso il gran destino
sulle tue braccia lugubri ma forti?
 
Sono i dolori che tu soffocasti
chiudendo l'urlo estremo in un gorgoglio?
Acqua misteriosa e cupa
passa sul mio triste cuore!
Lava via la pena e il mio dolore,
fa pur tua la mia sorte!....
E se non puoi la pace,
allor dammi la morte!
(S'accascia sfibrato. Macchinalmente leva di tasca la pipa e l'accende. Alla luce del fiammifero Luigi cautamente attraversa la passerella e balza sul barcone. Michele vede l'ombra, sussulta, si mette in agguato, riconosce Luigi e di colpo si precipita afferrandolo per la gola.) [28]
MICHELE: T'ho colto!
LUIGI (dibattendosi):
Sangue di Dio! Son preso!
MICHELE (con voce roca e sommessa): [29]
Non gridare!
Che venivi a cercare?
Volevi la tua amante?
LUIGI: Non è vero!
MICHELE: Mentisci! Confessa! La tua amante!
LUIGI (tentanto di levare il coltello):
Ah! perdio!
MICHELE (serrandogli il braccio): [30]
Giù il coltello!
Non mi sfuggi, canaglia!
Anima di forzato!.... Verme!
Volevi andar giù, a Rouen, non è vero?
Morto ci andrai! Nel fiume!
LUIGI: Assassino! Assassino!
MICHELE: Confessami che l'ami!
LUIGI: Lasciami!
MICHELE: No! Confessa!
Infame! Infame!.... Infami!
Se confessi, ti lascio!
LUIGI: Sì....
MICHELE: Ripeti!
LUIGI: Sì L'amo!
MICHELE: Ripeti!
LUIGI: L'amo!
MICHELE: Ripeti!
LUIGI: L'amo!
MICHELE (stringendolo furiosamente):
Ancora!
LUIGI (rantolando):
L'amo.... Ah!....
(e resta aggrappato a Michele in una contorsione di morte.)
(Dall'interno della cabina la voce di Giorgetta chiama “Michele?..” Un silenzio. Michele sente, e rapidissimo siede e ravvolge il tabarro sopra il cadavere aggrappato a lui.)
(Giorgetta appare sulla porta, indagando con lo sguardo smarrito.)
GIORGETTA (a mezza voce):
Ho paura, Michele....
(poi, vedendo il marito seduto e calmo, rassicurata, soggiunge):
No.... Ho avuto paura.... [31]
(S'avvicina lentamente a Michele, sempre guardando intorno con ansia.)
MICHELE (calmissimo):
Avevo ben ragione: non dovevi dormire....
GIORGETTA (con sottomissione): [32]
Son presa dal rimorso
d'averti dato pena....
MICHELE: Non è nulla.... i tuoi nervi....
GIORGETTA: Ecco.... è questo.... hai ragione....
Dimmi che mi perdoni....
(insinuante):
Non mi vuoi più vicina?....
MICHELE Dove?.... Nel mio tabarro? [33]
GIORGETTA: Sì.... vicina.... vicina....
(con voce tremante): [34]
Sì.... mi dicevi un tempo:
“Tutti quanti portiamo
un tabarro che asconde
qualche volta una gioia,
qualche volta un dolore....”
MICHELE (selvaggiamente):
Ma talvolta un delitto! [35]
Vieni nel mio tabarro!.... Vieni!.... Vieni!....
(Si erge terribile, apre il tabarro; il cadavere di Luigi rotola ai piedi di Giorgetta che lancia un grido terribile e indietreggia con orrore. Ma Michele le è sopra, l'afferra, e la trascina, e la piega violentemente contro il volto dell'amante morto.) [36]

VELARIO


contributed by Richard S. Bogart and Guillermo V. Portari


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4 Mar 2009