Andrea Chénier

QUADRO PRIMO


In provincia; nel castello della Signoria dei Conti di Coigny.
Il giardino d'inverno. La gran serra; imitazione pretenziosa di quella di Casa Orléans o di quella Kunsky.
La serra offre ora - sul finire di una giornata dell'inverno del 1789 - un curioso aspetto; sembra un giardino colle sue statue di Bacco, di Flora, coll'altare di Minerva, ed è sala, talmente ovunque vi sono sparsi mobili, - e, perfino fra i vasi di piante esotiche, un clavicembalo Silbermann - ed è campagna, anche, verso l'estremo lato sinistro dove, per una mite e microscopica collinetta, aprentesi ai piedi in grotta da ninfe, si sale a una casetta rustica da latteria e pastorelle addossata ad un infantile mulino.
«Tal de' tempi il costume!»

All'alzarsi della tela, sotto i rigidi comandi di un arrogante e gallonato Maestro di Casa, corrono Lacchè, Servi, Valletti carichi di mobili e vasi completando l'assetto della serra.

Carlo Gérard, in livrea, entra, sostenendo con altri servi un azzurro e pesante sofà. È a lui che principalmente si rivolge il maestro di casa con piglio altezzoso, borioso ed ironico impartendo ordini. Dal giorno che Gérard fu sorpreso a leggere Jean Jacques Rousseau e gli Enciclopedisti, non ironia o servizio più umile o più basso gli è risparmiato.



Il Maestro di Casa
Questo azzurro sofà
là collochiam.

(Gérard e i lacchè eseguiscono)
(poi il Maestro di Casa accenna verso le sale interne e vi entra seguito da tutti i lacchè, eccettuato Gérard che, inginocchiato avanti all'azzurro sofà ne liscia le frange arricciatesi e ridona lucido alla seta rasata, sprimacciandone i cuscini).

Gérard (al sofà)
Compiacente a' colloqui
del cicisbeo
che a dame maturate
porgeva qui la mano!
Qui il Tacco rosso al Neo
sospirando dicea:
«Oritia... o Clori... o Nice... incipriate,
vecchiette e imbellettate,
io vi bramo,
ed, anzi sol per questo, forse, io v'amo!»
Tal dei tempi il costume!

(Dal giardino si avanza trascinandosi penosamente un vecchio giardiniere curvo sotto il peso di un mobile. - È il padre di Gérard. - Questi gitta lo spolveraccio che tiene in mano e corre a porgere aiuto al padre che tutto tremulo si allontana pei contorti sentieri del giardino.)

(guardando commosso allontanarsi il padre.)
Son sessant'anni, o vecchio, che tu servi!...
A' tuoi protervi
arroganti signori
hai prodigato fedeltà, sudori,
la forza dei tuoi nervi,
l'anima tua, la mente...
e - quasi non bastasse la tua vita
a renderne infinita
eternamente
l'orrenda sofferenza -
hai dato l'esistenza
dei figli tuoi.
(con immenso sdegno si picchia colla larga mano il petto sussurrando fra le lagrime)
Hai figliato dei servi!
(poi si asciuga sdegnosamente le lagrime, torna a guardare fieramente intorno a sè la gran serra)
T'odio, casa dorata!
L'immagin sei d'un secolo
inciprïato e vano!...
fasti, splendori, orgogli di Re Sole!
Regno di Cortigiane tu, o Reggenza,
e dei Lebel
onnipotenza
tu, Luigi Lussuria!...
O vaghi dami in seta ed in merletti,
volgono al fin le gaje vostre giornate
e le serate
a inchini e a minuetti!
Fissa è la vostra sorte!
Razza leggiadra e rea,
figlio di servi e servo,
qui - giudice in livrea -
ti grido: - È giunta l'ora della Morte! -

(La Contessa, Maddalena e Bersi (questa stranamente vestita) appajono al di là dell'arco d'ingresso alla serra. - La Contessa si sofferma a dare alcuni ordini al Maestro di Casa. Maddalena si avanza lentamente con la Bersi.)

Maddalena
Il giorno
intorno già s'inserra
lentamente!
In queste misteriose
ombre forme fantastiche
assumono le cose!...
Or l'anime s'acquetano
umanamente!...

Gérard (fra sè guardando ammirato Maddalena)
Della bellezza
o blanda commozione!
Quanta dolcezza,
per te, nell'anima
soave penetra!
Muojon le idee; tu sopravvivi ai secoli
eterna... e aristocratica,
tu, l'Eterna Canzone!

Contessa
(entra nella serra e coll'occhialetto e con fare altezzoso guarda attentamente se e come è stata disposta.)
(a Gérard ed altri lacchè)
Via, v'affrettate,
e alla lumiera
luce date!
(I lacchè, Gérard compreso, montano su alcuni sgabelli e cominciano ad accendere i bracciali, i doppieri e a dar luce a tutta la serra, - a poco a poco tutto sfolgora di luce allegra.)
(a Gérard)
E - dite - tutto è pronto?

Gérard
Tutto!

Contessa
I cori?

Gérard
Stanno di già vestendosi.

Contessa
E i suonatori?

Gérard
Accordan gli strumenti.

Contessa (volgendogli le spalle)
A momenti
arriveranno gli ospiti.

Maddalena
Uno è il signor?...

Contessa (con grande compiacenza)
Uno scrittore emerito...
un romanzier pensionato dal Re,
Antonio Pietro Fléville.

Maddalena
E l'altro chi è?

Contessa (con sussiego)
L'Abate, l'Abatino!...
È un improvvisatore!... Un dicitore!...

Maddalena
Uno viene dall'Italia?

Contessa (accenna che sì)
L'Abate da Parigi.
(poi, sorpresa, osservando che ancora sua figlia è in vestaglia)
Maddalena,
ancor così? Ancor non sei vestita?
(Maddalena accenna a sua madre che andrà ad abbigliarsi. - La Contessa la accarezza e va ad esaminare se nulla manca anche nelle sale superiori)

Bersi
(corre a Maddalena e si accoccola grottescamente ai suoi piedi con gesti strani e bizzarri)
Sospiri?

Maddalena
Sì; - io penso alla tortura
del farsi belle!

Bersi (crollando la testa vivacemente)
Ah tu, sì, belle fai le vesti! - Sì! -
Io le fo' brutte - tutte!...
(Si guarda curiosamente gualcendo le pieghe dalla veste, esclamando:)
Tutte... Tutte!...

Maddalena
(s'avvicina alla Bersi e la calma dicendole sorridendo)
Soffoco... moro
tutta chiusa
in busto stretto
sia pur "squame di moro"
o in un corsetto,
sì come si usa,
in seta di nakara!...

Bersi (la interrompe imitando il gesto caricato, il fare, il sospirare di un patito)
Il tuo corsetto
è cosa rara!

Maddalena
L'orribile gonnella
"coscia-di-ninfa-bianca"
mi inceppa e stanca
mi sfianca tutta
e, aggiungivi un cappello
"Cassa-di-sconto" o quello
alla "Basilio" od alla "Montgolfier",
e tu sei sorda e cieca
e, nata bella,
eccoti fatta brutta.

(Ma lontane grida annunciano l'avvicinarsi delle visite. Ma ecco la Contessa che rientra)

Maddalena (affrontandola coraggiosa)
Per stasera pazienza!
Mamma, non odi?

Contessa
Sono di già gli ospiti!

Maddalena
Così mi metto: - Bianca vesta
ed una rosa d'ogni mese in testa!
(e corre via seguita da Bersi)

(Già si anima tutto il castello. - I valletti corrono animatamente in su ed in giù apparecchiando le torcie nell'attesa delle slitte.)

Contessa (nervosa, imparte ordini, ora all'uno, ora all'altro).
Presto avvertite i cori;
ed a tempo opportuno
pastorelle e pastori!
E che non manchi alcuno!
Su, presto, i suonatori in cantoria!

(Un'ondata di volanti colle loro mazze adorne, quale di nastri, quale di lanterne, irrompe per l'arco di ingresso precedendo e seguendo le dorate slitte.
Ogni slitta ha a un lato un nobilissimo ed elegantissimo signore che poi premurosamente ajuta a discenderne, porgendole il braccio, la dama che vi è dentro tutta avvolta in pelliccia, e della quale egli è il cavaliere.
Il cavaliere e la dama, poscia, passando attraverso a due ali di fronti curve, si avvicinano alla contessa che va loro incontro sorridente.
Prima di stringersi la mano le due dame s'inchinano tre volte, con doppio inchino ogni volta, come vuole l'etichetta - poi la Contessa porge la mano a baciare al cavaliere, al quale essa graziosa sussurra le lodi della dama che egli serve.
Il cavaliere bacia la mano, sorride e raggiunge la sua dama.)

(Tolte le pellicce e i manicotti giganteschi e consegnati ai premurosi donzelli, ecco le belle dame apparire nelle loro curiose e sapienti toelette.
Il "grand panier" se ne è ito anche lui! I fianchi possono disegnarsi un po' più naturalmente. La "dama" forse vi ha perduto, ma la "donna" vi ha acquistato in sincerità.
La levita ha ridonato al corpo della donna le pure linee femminili, - la testa si conserva tuttora la parte più discutibile.
La moda inglese la irrigidisce nei gesti; Maria Antonietta colle sue "lattivendole" la rende più infantile.
E gli uomini?
L'abatino si conserva snello e donnajolo, l'uomo di finanza ancora donnajolo e adiposo.)

(Il Maestro di Casa annuncia ad alta voce.)

Maestro di Casa
Madama de Bissy e il cavaliere di Villacerf!...

Contessa (al cavaliere di Villacerf)
Oh! Quanto commifò!
Quanto elegante...
e voi gentil Galante!

Maestro di Casa
La marchesa d'Entragnes e il barone Berwik!

Contessa (al barone)
Vera galanteria!

Maestro di Casa
La duchessa di Villemain e il marchese d'Harcout!

Contessa (al marchese)
A ben più d'una brama
la vostra dama
accendar saprà l'esca!...

Maestro di Casa
La principessa di Saint-Médard e il conte d'Aubetaire!

Contessa (alla principessa)
Mi ricordate
i dì della Reggenza...
La Parabère, ecco, mi rassembrate!

Maestro di Casa
Donna Anna da Torcy e don Enrico de Nangis!

Contessa (a don Enrico de Nangis)
Quanta munificenza!

Maestro di Casa
La contessa Etiolle d'Étoile e il reverendo Fragnont!

Contessa (alla vecchia dama colla quale senza inchinarsi si abbracciano, vecchia dama che ha a cavaliere un grosso ecclesiastico)
Appariscente e fresca
sempre! - Contessa,
sempre, sempre la stessa!

Maestro di Casa
La marchesa di Lorge e il conte Flaury!

Contessa (alla bella marchesina, accarezzandole la guancia)
Come siete vezzosa!
Siete un amore!

Maestro di Casa
La baronessa Boisguilbert e l'abate Crécy!

Contessa (all'abate Crécy)
Con voi me ne congratulo...
Quale amica!... Perfetta!...
(alla baronessa)
Sublime! Quanta grazia!
(ad altra dama)
Dotta maestra!... Invero è maestra!
Mirabile toeletta!

(Ma ecco un tintinnio di sonagliere. - La acuta curiosità punge cavalieri e dame che si affannano intorno alla Contessa interrogandola:)

Cavalieri e Dame
Chi avremo? Dite!
Mesmer? Dugazon?
L'arlecchino Bordier?... Vestri? Jeannot?...

Contessa (misteriosa abbassando la voce)
L'Abate!

Tutti (con gridi di gioja)
L'Abatino?...

(La Contessa accenna che sì. - Ed ecco i personaggi del carabas. Son tre. Uno avanzato di età, con un esagerato manicotto, il romanziere; un giovane imberbe, Chénier; uno senza età, un musicista.)

Maggiordomo (annuncia il più grave dei tre personaggi, l'uomo maturo)
Il cavaliere Anton Pietro Fléville.

Fléville
Commosso... lusingato...
a... tanti complimenti
e... a questo, più che omaggio...
(cerca la parola adatta)
... amabil persiflaggio!...
(imbrogliato a continuare in quel silenzio, presenta i due personaggi che son venuti con lui)
Ch'io vi presenti Flandro Fiorinelli,
è cavaliere, italiano e musico!
e...
(cerca invano i titoli del presentato e dice umilmente)
Andrea Chénier...
un che fa versi e... che promette molto.

(Maddalena entra vestita con tutta semplicità di una veste bianca e una rosa fra i capelli.)
(Alcuni damigelli servono i rinfreschi, allorchè:)

Maggiordomo (annuncia)
Sua Reverenza l'Abate...

(Le dame a questo annuncio si commuovono, rompono l'ordine fino allora tenuto e rumorosamente, con piccoli gemiti di gioja, attorniano il nuovo personaggio, soffocandolo quasi sotto le cortesie).

Le Dame
L'Abate!

I Cavalieri
È l'Abate!

I Mariti
Finalmente!

Le Dame
Venite da Parigi?

Tutti
Da Parigi?

Le Dame
Sì?

I Cavalieri
Dite?

I Mariti
Che novelle della Corte?

Le Dame
Noi siam curiose!

I Cavalieri
Presto!

Tutti
Dite! dite!

(L'Abatino graziosamente lusingato da quella dimostrazione bacia molte mani e fa inchini che sembrano genuflessioni.)
(La Contessa intanto lo serve personalmente di una marmellata.)

L'Abatino
Debole è il Re...

Mariti
Ha ceduto?

L'Abatino
Fu male consigliato!...

Contessa
Necker?

L'Abatino
Non ne parliamo!
(Degusta la marmellata sospirando in atto di suprema afflizione)

Tutti
Quel Necker!...

Dame
Noi moriamo
dalla curiosità!

L'Abatino
(questa volta attacca risolutamente la marmellata penetrandovi con tutto il cucchiajo).
Abbiamo un Terzo stato!

Tutti
Oh! Ah! Ah! Oh!

L'Abatino
Ed ho veduto offender ...

Tutti
Chi?

L'Abatino
La statua di Enrico IV!

Tutti
Orrore!

Donne
Dove andremo a finire?...

L'Abatino
Così giudico anch'io!

Contessa
Non temono più Dio!

(L'Abatino consegna ad un donzello la sua tazza)

L'Abatino
Assai, madame belle,
sono dolente de le mie novelle...

Fléville (affettatissimo, in atto da inspirato)
Passiam la sera
allegramente! - Della primavera
ai zefiri gentili
codeste nubi svaniranno! Il sole
noi rivedremo e rose e gigli e viole,
e udrem ne l'aria satura de' fiori
l'eco ridir l'egloghe de' pastori -

(Ed ecco a un tratto uscire alcune pastorelle che in vaghe pose si fanno intorno a Fléville che meravigliato le guarda.
Dalla cantoria, nello stesso tempo, viene sospirando un sussurro di violini imitanti il vento. - Le pastorelle, durante il piccolo preludio, compongono graziosissimi gruppi a gesti, a movenze, a pose svenevoli ed affettate. - Intanto le dame guardano sedute, mentre, dietro, in piedi, alla sedia di ogni dama, stanno i rispettivi cavalieri. - I mariti giuocano nel fondo. - Fléville solo è lasciato in mezzo ai pastori del suo romanzo. - Chénier in disparte, sommamente annojato, osserva. - Maddalena si sente attratta verso di lui; sovente essa lo guarda osservandolo profondamente. - Dal fondo appare qualche volta la faccia pallida di Gérard come una minaccia. - Il sussurro dei violini, le pose delle pastorelle fanno andare in solluchero i cavalieri e sdilinquire le dame.
Tronche e gaje esclamazioni, quasi gemiti, escono dai loro petti.)

Le Pastorelle
O soave bisbiglio!
È il vento!
È zefiro!...
È mormorio di fonte!...
È fruscio d'ali!
Bacio è di nubi!...
Molce il cuor!
Vallea veggiamo aprica!
Io, un prato!
Un ruscelletto
ascolto mormorar!
Parlan le fronde!
Sospira un salce!
Querula la canna
di Dafne geme.
Ecco il suo gregge!
Rezzo divin!
Sublime!

Fléville
(scoppiando quasi in pianto per la commozione e per la vanità.)
È questo il mio romanzo!

Pastori (imitando il sospirare dei pastori)
Pastorelle, addio! Ne andiamo
verso, ahi! lidi ignoti e strani!
Ahi! sarem lungi dimani!
Questi lochi abbandoniamo!
Non avrà, fino al ritorno,
gioie il cuore!
Non piacer fino a quel giorno,
non amore!
(Lungo sospiro. - I cavalieri sospirano, le dame piagnucolano, i mariti giocano sottovoce per non disturbare.)

Pastorelle (alla loro volta, rispondono)
O pastori, ahi! che dolori
agli acerbi vostri detti!
Treman dentro ai nostri petti
languidetti i nostri cor!
Ed... ahi! ahi! fino al ritorno
che cruciori!
Non piacer fino a quel giorno,
non amori!
(Un subisso di applausi prorompe da quella comitiva commossa.)

(Intanto alcune dame insistono animatamente coll'Abatino, questi si schermisce vezzosamente, ma quelle gli fanno forza e lo trascinano in mezzo alla sala perché vi declami qualche brano di sue poesie. - L'Abatino sta muto gli occhi al cielo... ad invocarvi l'inspirazione.)

L'Abatino
(sorride a una subitanea idea e con fare maliziosetto annuncia:)
Il Volpe e l'Uva, favola.
(Si fa un profondo silenzio)
Un volpe rodomonte - sospinto dalla fame
sovra alta vite tremula, vermilia
rama carca di grappoli
adocchia e cura
ammalïato.
Ma... oh!... come... come
tropp'alto pende il pampino!
E il volpe esclama: Oh, cosa vana
l'uva immatura! -
E, sospirando, s'allontana!
(ride, e con lui ridono piacevolmente le dame; ma l'Abatino con uno sguardo pieno di sottintesi rivolgendosi al suo uditorio, dimanda:)
Del volpe chi sa il nome?...
(Si fa ancor più profondo il silenzio pieno di aspettative, e l'Abatino conclude veramente da grande attore nel modo di dire e nel gesto:)
Terzo stato!
(e gli applausi e le risate fanno tremare i vetri della serra.)

(La Contessa si avvicina a Chénier)

Contessa
Signor Chénier...

Chénier
Madama la Contessa?

Contessa
La vostra Musa tace?

Chénier
È una ritrosa
che di tacer desìa.

Contessa (ironica)
La vostra Musa è la Malinconia!
(e si allontana agitando piccata il ventaglio, dicendo a Fléville:)
Davver poco cortese!

Fléville
È un po' bizzarro!

L'Abatino
Musa ognor pronta è donna a molti vieta!...

Contessa
Musa ognor pronta!... È ver... Ecco il poeta!...

(Prende il braccio dell'Abatino e con lui si avvicina a Fiorinelli, inducendolo gentilmente al clavicembalo. Maddalena, che con alcune giovani amiche ha sentito la risposta data da Chénier a sua madre e che le sue amiche hanno vivacemente commentato, se le raccoglie intorno e dice loro.)

Maddalena
Io lo farò poetare. Scommettiamo?...
(e si avvicina a Chénier seguita dalle sue amiche, mentre Fiorinelli incomincia a suonare)

Maddalena
Al mio dire perdono, ed al mio ardire!...
Ma viva bramosìa
mi spinge... Poi... son donna e son curiosa!
Bramo di udire...
(cerca un po' l'insolenza che può colpire Chénier, dà una rapida occhiata alle amiche e dice:)
un'egloga da voi o una poesia
per monaca o per sposa.

Le Amiche
Benissimo!
(e aggiungono in coro, sottolineando l'ironia di Maddalena)
Per monaca o per sposa!

Chénier
Desio che muove da due labbra rosa
è comando gentile a gentil cuore.
Ma - ohimè - la fantasia
non si piega a comando o a prece umile...
è capricciosa assai la poesia...
a guisa dell'amore!...

(Alla parola "amore" Maddalena e le ragazze escono fuori in una rumorosa risata. Fiorinelli interrompe; tutti si avvicinano al gruppo di Chénier e Maddalena.)

Contessa
Perchè ridete voi?

Ospiti
Che c'è? Che c'è?...
Che avviene? Dite!

Le Amiche (sempre ridendo. Chénier interdetto ascolta).
Udite! Udite che il racconto è bello!
Il poetino è caduto in un tranello!

Maddalena
A tua preghiera, mamma, disdegnoso
opponeva un rifiuto ...
Allor bizzarro
pensier mi venne...

Le Amiche
È vero... La vendetta!

Maddalena
Io dissi: Scommettiamo? ...

Contessa e Tutti
Di che cosa?

Maddalena
Che nel risponder alle preci nostre
volgarmente parlato avria d'amore.

Contessa
Ebben?

Tutti
Ebben?

Chénier (in atto di preghiera)
No, signorina!

Maddalena
Ebbene...
(imita Chénier)
Levò la fronte al cielo! -
Chiamò la Musa! - E la implorata musa
per sua bocca ridisse la parola
che a me voi
(si rivolge ad un vecchio ridicolo)
voi,
(a un abate)
e voi,
(a un marchese grasso)
e voi, più volte
(a un giovanotto strano per la sua bruttezza)
a me dite ogni sera... senza Musa.
(tutti ridono)

(Chénier pallidissimo guarda quella fanciulla, e stendendo la mano verso di lei la costringe ad ascoltarlo)

Chénier
Colpito qui m'avete... ov'io geloso
celo il più puro palpitar dell'anima.
(accenna il cuore)
Or vedrete, fanciulla, qual poema
è la parola "Amore" per voi scherno!
(Sorpresi tutti all'armonia strana di quella voce dolcissima, tutti, cavalieri, dame, abati, stanno curiosi ad udirlo.)

Un dì all'azzurro spazio
guardai profondo,
e ai prati colmi di viole,
pioveva l'oro il sole,
e folgorava d'oro
il mondo:
parea la Terra un immane tesoro,
e a lei servia di scrigno il firmamento.
Dal cuore de la Terra a la mia fronte
veniva una carezza viva, un bacio.
Gridai, vinto d'amore: T'amo, t'amo
tu che mi baci, tu divinamente
bella, o patria!
E volli pien d'amore
pregar!...

Varcai d'una chiesa la soglia;
là un prete ne le nicchie
de' santi e de la Vergine
accumulava doni... e al sordo orecchio
un tremulo vegliardo invano
chiedeva pane e invan stendea la mano!
(L'Abatino e con lui altri abatini si levano scandalizzati)
Entrai nell' abituro;
un uom vi calunniava bestemmiando
il suolo che l'erario a pena sazia
e contro a Dio scagliava e contro a li uomini
le lacrime de' figli.
(questa volta sono i cassieri generali che gesticolano animatamente, rossi dalla collera, contro Chénier. - Gérard solo, vinto alla eloquenza di Chénier, lo ascolta dal fondo della serra, agitatissimo.)

In cotanta miseria
e di cose e di genti - qui la patrizia prole
a che pensa e che fa?
(e con un rapido colpo d'occhio abbraccia tutto quel bizzarro quadro di gaudenti di tutte le età che sdegnosi o minacciosi o sprezzanti, lontani o vicini, fingono di non udirlo o lo ascoltano altezzosi)
Sol l'occhio vostro esprime umanamente
qui un guardo di pietà,
ond'io ho guardato a voi sì come a un angelo.
E dissi: Se bugiardo fu il miraggio
che mi venne dal sole,
eccola la bellezza della vita
nel glauco raggio
soave di pietà che vibra in voi!
Ma, poi,
a le vostre parole,
un novello dolore
m'ha còlto in pieno petto...
(s'interrompe e guardando Maddalena le dice con estrema dolcezza)
O giovinetta bella, d'un poeta
non disprezzate il detto:
Udite! - Amate pria
e prima di schernir sappiate Amore!
(Allora da quella folla erompe un urlo di sdegno. Fléville si scusa colla Contessa. - L'Abatino è rosso e si agita a gran gesti, furibondo, intorno, a Chénier. - I giovani violentemente si aggirano come per provocarlo. - Maddalena allora risolutamente si frappone e con un gesto, imposto silenzio commossa dice a Chénier:)

Maddalena
Perdonatemi!
(Chénier commosso si allontana e scompare.)

Contessa (scusando Maddalena cogli invitati)
Creatura strana assai! Va perdonata!...
È capricciosa e un po' romantichetta.
(Ma il preludio di una Gavotta viene dall'alto della cantoria e la Contessa dice:)
Ma... udite!... È il gaio suon della gavotta.
Su cavalieri! - Ognun scelga la dama!...

(Mentre i servi fanno posto e i cavalieri e le dame si preparano, lontanissime appena distinte si sentono venire avvicinandosi confuse cantilene.)

Le Voci
(si avvicinano. - Sono lugubremente dolorose, gemiti che risuonano cupi e minacciosi)
La notte il giorno
portiamo intorno
il dolore; -
siam genti grame
che di fame
or si muore; -
A mammelle avvizzite
chieggon le vite
de' bimbi moribondi!
Affamate, languenti
cadiam morenti
sovra suoli infecondi!

(All'arco d'ingresso della serra appare Gérard alla testa di una folla di gente livida, stracciata, languente, d'uomini emaciati, di donne stremate con dei bimbi scheletriti a braccia, che imitando l'annuncio di un maggiordomo:)

Gérard (grida)
È Sua Grandezza la Miseria!
(mentre quegli straccioni, lamentosamente stendendo le mani, sussurrano:)

Le Voci
Anime umane,
deh, le nostre preghiere
non ci tornino vane!
Genti cristiane,
sollevo a queste fiere
torture aspre, inumane!

Contessa (livida dall'ira)
Chi ha introdotto costoro?

Gérard
Io, Gérard!

Contessa (ai suoi valletti, lacchè)
Questa ciurmaglia via!
(a Gérard)
E tu pel primo!
(ma ecco accorrere il vecchio giardiniere, il padre di Gérard, che si butta in ginocchio avanti alla Contessa: Gérard corre sdegnoso a rialzare suo padre dicendo fieramente alla Contessa)

Gérard
Sì, me ne vo - Contessa!
Questa livrea - m'è di tortura;
è vile per me il pane
che qui mi sfama!
La voce di chi soffre a sè mi chiama!
Vien, padre mio, con me!
Perchè ti curvi ai piè
di chi non ode voce di pietà?
(poi, strappandosi la livrea di dosso, grida:)
Dalle mie carni giù questa viltà!

Contessa (imbizzita)
Via!... Via!... Via!...

(Il Maestro di Casa, i servi, i lacchè, gli staffieri, respingono la folla. - La Contessa si lascia cadere sul sofà ansante dalla bile che la soffoca mentre la folla si allontana.
Gérard costringe suo padre ad allontanarsi con lui.)

Contessa
Ah, quel Gérard!... L'ha rovinato il leggere!...
Credetemi... Fu l'Enciclopedia!...
Ed io... che... tutti i giorni... facevo l'elemosina
e... a non fare... arrossire... di sè la povertà ...
perfin m'ho fatto... un abito costume di pietà!...
(si lascia cadere come svenuta sull'azzurro sofà. - Un gran da fare in tutti!... - chi vuol somministrarle goccie del General Lamothe, chi d'Inghilterra, chi invece vuol slacciare il busto. Questo la fa rinvenire.)
(al Maestro di Casa che torna)
Son tutti andati?

Maestro di Casa
Sì.

Contessa (agli invitati)
Scusate! L'interrotta,
mie dame, ripigliamo, gentil, nobil gavotta
(ai cavalieri)
Invitate le dame!
Ritorni l'allegria!

Quadro secondo


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Monday, 08-Dec-2003 21:43:59 PST